Spesometro dalla padella nella brace
La follia collettiva dello spesometro è la solita del redditometro, degli studi di settore, cioè quella di creare un sistema meccanico, non valutativo, di richiesta delle imposte dove le aziende non arrivano. Anche lo spesometro è il simbolo di un paese che non capisce da dove arrivano le imposte, che non capisce cosa succede, con la politica che cerca di dare risposte tranquillizzanti, in termini di consenso e coesione sociale. Dall'opinione pubblica disorientata viene espressa una politica disorientata si traduce in istituzioni disorientate e in amministrazioni che assecondano la politica, a fronte di professionisti assorbiti da lavori inutili, e da studiosi inesistenti socialmente. In questo clima da otto settembre fiscale la politica , come i vecchi comandi militari, deve "dare l'impressione di fare qualcosa". Qualcosa mediaticamente presentabile a una opinione pubblica in preda a sensazioni contrapposte. Ecco quindi lo spesometro di cui abbiamo già messo in evidenza tanti difetti, ma soprattutto quello di preludere a una assurda richiesta meccanica, generalizzata , a tappeto, delle imposte, in base a ragionamenti convincenti in generale, ma grossolani, e troppo fallaci nello specifico per poter essere usati con quella ampiezza di cui c'è bisogno. Perchè non serve trovare pochi criminali, ma chiedere le imposte a milioni di persone che sfuggono alla tassazione attraverso le aziende. Se non funzionano gli studi di settore, che almeno si basano sulla consistenza fisica dell'attività economica, figuriamoci un processo invertito , che vorrebbe presumere i redditi partendo dalle spese più varie. Senza capire la minore difficoltà di determinare la ricchezza dove si produce, rispetto ai mille rivoli dove si spende. Se il nostro apparato amministrativo , grazie alle idee "a-valutative" e pararagionieristiche avallate dall'accademia (vincolatezza, indisponibilità, etc.) ha fatto fiasco davanti a un paio di milioni di "autonomi" che palesemente dichiaravano cifre non credibili, come potrà riuscire a gestire presunzioni basate sulla spesa per tutti gli italiani?La spiegazione secondo cui serviva "una fonte di innesco" è patetica, visto che le fonti di innesco sono un multiplo galattico delle possibilità di seguirle: basta farsi una passeggiata con in mano le dichiarazioni fiscali, incrociandole con la percezione visiva delle attività sottostanti per avere molte più fonti di innesco di quelle che si è in grado di seguire.
Ma come avevamo detto lo spesometro è interclassista, ecumenico, perchè chi spende non è organizzato , non è rappresentato, e quindi si viene incontro al discorso della gente al bar "ma perchè se dichiari così poco hai il SUV?", Per questo politicamente si vende bene. Lo spesometro è politicamente ottimo, ma sul piano della determinazione della ricchezza è una inevitabile farsa, cui è costretta una società che sul fisco è "senza testa".
Delle illusioni, dell'impossibilità di funzionamento di questo marchingegno ci si accorgerà domani, quando al governo ci sarà qualcun altro. Tanto l'opinione pubblica ha la memoria corta, ed è miope, non ricorda che erano gli stessi effetti di annuncio proclamati dal ministro Goria nel 1993, ai tempi della dichiarazione "lunare". Intanto si va avanti, domani è un altro giorno, questa è la regola della politica, che non può certo sostituirsi ad una accademia incapace di essere un punto di riferimento per l'opinione pubblica sulla determinazione della ricchezza ai fini tributari.
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