Diritto tributario non si salva parlando tra tributaristi. Maiora premunt

Ormai , nel migliore dei casi, gli studiosi di diritto  tributario sono  avvocati intelligenti, che legittimamente utilizzano la cattedra come biglietto di presetazione per le proprie relazioni sociali. Lo faccio anch'io e non c'è nulla di male, a patto di produrre quelle sistematizzazioni di cui la società ha bisogno per capire la tassazione attraverso le aziende , invece pare proprio che le pubblicazioni accademiche siano in genere  non solo inutili a questo fine, ma anche seminatrici di confusione e roboanti proclami, come questo  allegato, mentre la società sull'argomento si va lacerando, senza capire cosa le succede dentro, cosa le succede attorno, in insensae schermaglie  tutti contro tutti. Questo devastante "tutti contro tutti" mi sembra proprio da addebitare a chi non ha saputo spiegare a nessuno cosa stesse succedendo. Non bisogna lamentarsi che la comunità scientifica del diritto tributario abbia perso il controllo della propria materia....semplicemente perchè non l'ha mai preso. E quindi ne parla chiunque trovi un palcoscenico, un giornale, una intervista televisiva, una presidenza di associazione di categoria, una certa verve giornalistica, una cattedra di economia, Tutti spunti magari individualmente intelligenti, ma complessivamente scoordinati, per la mancanza di una comunità scientifica che li indirizzi e li organizzi. Una comunità scientifica può fare quello che vuole, ma deve avere il controllo della propria materia. E diritto tributario non ce l'ha, facendo solo danno alla comunità nazionale. Presso la quale si sono accumulati decenni di ritardo e di incuria, senza che alle classi dirigenti, agli uomini delle istituzioni, agli studiosi della convivenza sociale in genere,   fossero spiegati i problemi generali della determinazione della ricchezza attraverso le aziende. Sono quindi cresciute spiegazioni sussidiarie, come le deliranti e dirompenti categorie concettuali degli onesti e dei disonesti, che anche i docenti di tributario cavalcano ogni volta che capita, e mai sottopongono a revisione critica. 

Per questo mi sembrano secondarie le mille disquisizioni sulle imperfezioni legislative, i casi limite, gli equivoci, di cui è piena la nostra pubblicistica. Persino  Dialoghi tributari, che sarebbe un'ottima palestra per inquadrare i casi pratici in una cornice teorica è un lusso che non mi posso più permettere. Potrei farlo se fossimo di più ad aver capito le chiavi di lettura della tassazione attraverso le aziende, e a poterle razionalizzare a beneficio degli studiosi della convivenza sociale. Ma se mi devo dividere tra sistematizzare i dettagli tra di noi addetti ai lavori, e al tempo stesso spiegare alle classi dirigenti, istituzionali, produttive, politiche e culturali, gli aspetti strutturali della tassazione attraverso le aziende, allora questo secondo compito va privilegiato. Anche a costo, per quanto mi riguarda, di smettere di impegnarmi su Dialoghi.  

Perchè parlarci tra noi non serve più a nulla, in quanto ormai chi doveva capire , tra i tributaristi, ha capito. E quello che gli altri non hanno capito, lo può capire qualsiasi individuo di ordinaria formazione giuridico economica. E se anche tutti i tributaristi capissero un giorno la tassazione attraverso le aziende, non servirebbe davanti a un'opinione pubblica qualificata secondo cui tutto dipende invece da "onestà" e "disonestà", con tutte le lacerazioni che ne seguono. La politica e le istituzioni seguirebbero l'opinione pubblica , mentre noi staremmo a baloccarci ancora con l'accertamento prima dei 60 giorni dal verbale, oppure il riporto delle perdite. Tutte cose che mi divertono tantissimo, ma che non ci possiamo permettere. Maiora premunt, e le energie sono poche.

(aggiunta del 31 maggio) Ci sono alcuni cultori del diritto tributario, che riflettono, timorosi che io voglia "tirare i remi in barca"...ma volevo solo chiedermi, invece, in che direzioni era meglio dosare le forze disponibili. Perchè già siamo pochi, e fino a che comunichiamo tra noi su tecnicismi di dettaglio non serviamo a nessuno. Mi fanno ridere gli interventi sull'esterovestizione, sul pro rata temporis nell'IVA, sull'impugnabilità dei dinieghi di interpello, sugli IAS e tutte queste altre divertenti questioncine , che al termine fanno appello a un intervento salvifico del legislatore. Come se il legislatore fosse un gigantesco occhio di Sauron (il signore degli anelli) che tutto può vedere per poi provvedere. Dobbiamo far capire all'opinione pubblica qualificata , riferimento del legislatore, gli aspetti strutturali della tassazione attraverso le aziende, dei problemi dove esse non arrivano, oppure i loro proprietari possono  mentire, approfondendo gli strumenti di visibilità della ricchezza.Per farlo dobbiamo superare con incisività tutte le miopi resistenze passive di quanti  trovano opportuno sfruttare il malessere fiscale per crearsi consenso politico, in tutti gli schieramenti.  Da chi protesta per le "troppe tasse" a chi denuncia "il partito degli evasori". Una volta che il paese si sarà rasserenato, anche per merito  nostro, su queste tematiche generali, non avremo più bisogno di invocare il legislatore per sistemare le questioni tecniche. Saremo invitati dalle istituzioni a farlo da soli. Per arrivare a questo bisogna dislocare le forze dove ce n'è bisogno, e quindi gli amici che temono un disimpegno da parte mia, sono caldamente invitati a collaborare inquadrando i concetti tecnici nel quadro teorico che stiamo disegnando, e consentendomi di liberare risorse per quanto sopra. Se invece sono costretto a impegnarmi troppo in prima persona per discutere se i diritti della camera di commercio siano tributi, o se il rifiuto di disapplicazione sia impugnabile, etc. etc. questo lavoro sull'opinione pubblica non lo farà nessuno. E allora se devo scegliere....sapete cosa scelgo,

  • Creato il .
  • Visite: 3055
0
0
0
s2smodern

Commenti (0)

Non ci sono ancora commenti

Lascia i tuoi commenti

  1. Invio commento come ospite.
Allegati (0 / 3)
Condividi la tua posizione