Massimi Misteri sui Minimi
Sul regime dei minimi si è verificato uno dei pasticci tipici delle scienze sociali, cioè l'intreccio tra più tendenze emotive, esigenze e suggestioni intrecciate nella pubblica opinione. Nel disorientamento sulla determinazione dei tributi queste varie tendenze, che erano coordinabili, hanno fatto corto circuito, producendo una confusione che la metà basta. La tendenza ad abbassare le aliquote in illlusoria funzione antievasione si intreccia con quella semplificatrice, che comprende l'assurdo della contabilità del gelataio, e poi quella agevolatrice dell'iniziativa giovanile, fino all'agevolazione contro la precarietà, fino alla perequazione dei regimi pensionistici, fino (sic) al regime dei minimi come incubatoio per la crescita delle imprese, fino alle preoccupazioni antiabuso, alla base del divieto di cumulo tra lavoro dipendente e regime dei minimi. Tutte preoccupazioni sensate, per carità, ma che nessuno sa coordinare. Insomma c'è di tutto e la confusione aumenta con le strumentalizzazioni politico-mediatico-sensazionalistiche dele varie sfaccettature sopra indicate. Che non tengono conto della genericità dell'espressione "partite IVA" omologando chi è sostanzialmente un dipendente, cioè lavora verso enti e grandi aziende, con chi lavora al consumo finale, e quindi "può evadere". Nel primo caso la base imponibile è ragionieristica, assicurata dal cliente, mentre nel secondo le preoccupazioni antievasione esistono. In effetti sarebbe stato meglio se Visco & company, nel 2007, tocchicchiando un pò dappertutto il sistema fiscale, come un bambino in un negozio di giocattoli, non avessero aperto anche questo fronte. Dove i problemi sono troppi, troppo intrecciati, relativi a troppi contribuenti in situazioni diverse, per essere risolvibili a colpi di legislazione, come credono ingenuamente tutti gli staff politico-mediatici dirigistici. Su un identico meccanismo sono state quindi sovrapposte innumerevoli finalità, tra loro intrecciate. Come quando si puliscono i carciofi, bisogna bisogna togliere una foglia per volta, iniziando dalla semplificazione, che poteva essere basato sulla conservazione dei documenti, senza contabilità, o anche su una detrazione forfettaria percentuale per categoria economica a titolo di costi forfettari (con l'ultimo decreto si è immotivatamente scelto di obbligare alla forfettizzazione "per il loro bene" , altro assurdo dirigismo pasticcione ed effimero). Ci si poteva limitare alla determinazione dell’imponibile, senza però riduzioni di aliquote, con il reddito in questo modo determinato che entrava a far parte del reddito complessivo. Si sarebbe risolto il problema del cumulo con altri redditi, con l'incompatibilità limitata , prevista dal regime appena introdotto e prima mancante. Ma perchè variare il carico fiscale tra una partita IVA precaria , monocliente, e un lavoratore dipendente a progetto, o co co pro, sostanzialmente nella stessa posizione?. Per quale misteriosa ragione moltiplicare i regimi fiscali differenziati, annacquando ancora la progressività irpef?. Se si voleva agevolare, in modo più o meno palese, si poteva usare la forfetizzazione facoltativa dei costi. Quanto al carico previdenziale,per le partite IVA dovrebbe esserci lo stesso "cuneo fiscale" esistente per i co co pro o per il lavoratore a progetto perchè deve essere minore per la partita IVA? Quanto all’incubatoio per le aziende non è certo qui che nascono le iniziative economiche. Non sono più i tempi eroici di chi mette su uno stabilimento partendo da un sottoscala. Dimenticavo, in questa tempesta in un bicchier d’acqua, il lavoro ai gggiovani, su cui si era inserita l’iniziativa mediatico-legislativa di ridurre l’aliquota a un esagerato 5 percento. Oggi però il passaggio al 15 percento rende spesso, come indicato da Claudio Carpentieri qui https://www.facebook.com/claudio.carpentieri.14/posts/775197819227131?notif_t=story_reshare, il regime ordinario.
Insomma il regime dei minimi dimostra che la nostra pubblica opinione, per mancanza di studiosi sociali che ne organizzino le riflessioni sui tributi, non è attrezzata culturalmente per inquadrarle. Per questo non ci possiamo permettere normative sofisticate in questo settore e per questo sarebbe stato meglio che Visco e i suoi Boys, nel 2007, non avessero fatto partire un treno che dopo 7 anni nessuno riesce a gestire, ma dove tutti vogliono salire, dire qualcosa in conferenza stampa e poi scendere, mentre si gira sempre più a vuoto. Per me sarebbe bene archiviare tutto, fermare questa tempesta in un bicchiere d’acqua, prendere atto che è un fronte secondario e inutilmente dispersivo. Non si decidono qui i destini della della determinazione della ricchezza ai fini tributari. Quando avremo coordinato tassazione valutativa attraverso gli uffici e ragionieristica attraverso le aziende, potremo ricominciare a parlare dei minimi.
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