Lussemburgo, ipocrisia e concorrenza sleale

Pur costituendo una "non notizia", gli accordi tra fisco lussemburghese e aziende multinazionali, sono uno spunto per usare la stampa per finalità formative, e non solo sensazionalistiche. Questo fenomeno, formalmente legale, è definibile "evasione fiscale" solo precisando che si trattava di circostanze alla luce del sole, tracciabili, senza niente di segreto, dove i flussi finanziari erano visibili nei bilanci, e quindi contestabili dal paese del contribuente che "usava  il lussemburgo", come avvenuto per Dolce e Gabbana, accertati dal fisco italiano senza che l'accordo lussemburghese potesse proteggerli; è'  un processo controllabile, così come è controllabile quando le aziende  interessate tirano troppo la corda, mentre la ricchezza non registrata sfugge, si  pone fuori dalla sfera di conoscibilità degli uffici e per questo è più insidiosa (dall'evasione di massa, da occultamento di imponibile vengono le stime dell'evasione, mentre comportamenti come quelli in esame neppure vi sono valutati in queste valutazioni macroeconomiche). Torniamo agli accordi, che non riguardano le aliquote, perchè quelle lussemburghesi sono analoghe a quelle italiane, ma la determinazione dell'imponibile. Il lussemburgo forfettizza la tassazione dei ricavi, oppure ne consente l'irrilevanza in lussemburgo, ubicando la relativa produzione in una stabile organizzazione estera di altri ulteriori paesi. Lo schema concettuale è elementare, e riguarda gestioni finanziarie o sfruttamento di marchi, brevetti e know how, visto che in lussemburgo non si costruiscono certo stabilimenti (ha meno abitanti di un quartiere di Roma) . La società lussemburghese si fa pagare per lo sfruttamento di proprietà intellettuale e il suo ricavo diventa un costo deducibile di altre società del gruppo, site in altri paesi. Sono giochini in cui la tassabilità teorica resta, con aliquota ordinaria, ma sparisce o si riduce fortemente  l'imponibile, apparentemente con pretesti tecnici, ma con scopi di attrarre capitali esteri, provvigioni, lavoro professionale e un pò di imposte, comunque notevoli per un paese di quelle dimensioni.  Gli accordi individuali , reperbili qui, http://www.publicintegrity.org/2014/11/05/16227/explore-luxembourg-tax-

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si riferivano a canoni, interessi, operazioni finanziarie (derivati), provvigioni e simili, posti in genere a carico di società del gruppo in altri paesi, compresa l'Italia. Anche se è tutto legale, politicamente questo comporta una concorrenza fiscale sleale, rispetto ai paesi con cui il lussemburgo ha stipulato trattati contro le doppie imposizioni. Che troppo spesso, per l'intreccio dei relativi meccanismi tecnici finiscono per provocare una "assenza di imposizione", cioè che non si paga nè qui ne là. L'aspetto sleale è che quando un paese acconsente a non tassare un reddito, esso ne presuppone  la tassazione nell'altro paese. Se l'altro paese, d'accordo col contribuente, manipola la propria base imponibile , elude lo spirito dei trattati suddetti, trasformandoli da trattati contro le doppie imposizioni a trattati per l'assenza di imposizione. Il fisco del paese-controparte può reagire quando il proprio contribuente viola le regole del proprio paese, perchè la società lussemburghese è in realtà diretta dell'Italia, o le sono attribuiti ricavi esagerati. Se però tutto è nei limiti dei prezzi correnti il paese controparte può solo denunciare la slealtà dell'altro stato. Questo non è stato mai fatto , perchè le operazioni in esame in molti paesi sono un cuscinetto per fare "marketing tributario", verso aziende di un certo potere economico, che danno lavoro e fanno investimenti, verso cui si vuole disporre di uno strumento flessibile di incentivazione o punizione, ma comunque di pressione. E' qui l'ipocrisia , cui corrisponde un potere di lasciar correre, o di piantar grane, nei confronti di aziende organizzate. E' una valvola di sfogo di politica tributaria , da gestire responsabilmente , tenendo conto di come si comportano le aziende interessate. Gli stati si lasciano erodere  l'imponibile societario, dalla società lussemburghese,  perchè temono delocalizzazioni sulle strutture produttive. Amore e Odio verso le aziende, che si conciliano nel pragmatismo estero, dove la pubblica amministrazione decide e si assume responsabilità. Mentre il nostro legalismo pasticcione gioca a scaricabarile e fa sempre decidere "la legge"; per questo nel mondo imprenditoriale internazionale si considera l'Italia buona solo per fare le vacanze. Non è una questione di leggi, ma di mentalità.
produttive.

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