Aliquota minima ed evasione: un intreccio perverso
A prima vista i sindacati hanno ragione a criticare l'eccessività della prima aliquota IRPEF..col fisco che appena guadagni qualcosa te ne porta via quasi un quarto..perchè il 23 percento è molto vicino al 25, cioè un quarto...A prima vista questa aliquota ricorda la battuta di Petrolini...""Tassiamo i poveri hanno poco, ma sono tanti". Però la questione è molto più complessa, inquinata anche stavolta dallo spettro della ricchezza non registrata. Anche qui è la nemesi, dove le colpe di ciò che è nascosto ricadono su quello che è registrato. Nessun dubbio, infatti, che un metalmeccanico della catena di montaggio, non ha altri redditi, almeno di lavoro dipendente, e che quindi il reddito da operaio metalmeccanico è tutto dichiarato. Invece ci sono centinaia di migliaia di autonomi, visibili, che qualcosa devono pur dichiarare , però fanno creste più o meno ampie..e siccome il dichiarato parte da zero, quello che dichiarano si inserisce tutto nelle aliquote inferiori. La grande pensata, la strategia bipartisan degli ultimi decenni e'stata quella di alzare la aliquota minima, colpendo pure i dipendenti, salvo poi stornare questo effetto perverso con una maggiore detrazione di imposta, che si riassorbiva all'aumentare del reddito. Non è una manovra del governo Berlusconi, che pure si muoveva in logiche parzialmente analoghe, ma del governo Prodi , del famigerato visco, che nel 2007 fede proprio la trasformazione delle deduzioni (la no tax area, anch'essa però diversificata per tipologia di reddito) in detrazioni maggiormente indirizzabili a lavoratori dipendenti e pensionati. Naturalmente a farne le spese sono i pochi autonomi con redditi bassi, ma senza "nero", oppure i titolari di immobili affittati, che non possono optare per la secca...ma quando si pialla si fa segatura, insomma sono imperfezioni che "ci stanno", perchè il numero dei contribuenti da gestire, con i relativi casi strani, è talmente alto che qualche vittima ci scappa sempre...Ora veramente non capisco bene perchè i sindacati chiedano un abbassamento dell'aliquota minima, che tornerebbe anche a favore appunto degli "autonomi", invece di chiedere -casomai- un aumento delle detrazioni per lavoro dipendente. Non capisco perchè i sindacati vadano a toccare una situazione ormai assestata e che già suona come una presunzione di evasione a carico degli autonomi. Se vediamo quanti passano per le aliquote minime, e quanti si fermano a quelle aliquote, toccarle sarebbe costosissimo, perchè farebbe perdere gettito su tutti per dare un beneficio a qualcuno. E poi il gettito della lotta all'evasione sono undici miliardi circa, di cui pochissimi da ricchezza non registrata, e verosimilmente andranno a scendere anzichè a salire...certo ci può essere l'effetto di una maggiore correttezza, di compliance come si dice. Un pò come nel 2006 quando ci fu l'effetto "visco", una deterrenza psicosomatica, virtuale, indipendente dalla maggiore imposta accertata, ma che faceva aumentare il dichiarato. Una specie di effetto annuncio, che forse potrebbe controbilanciare, come recupero di evasione, il calo di gettito connesso alla diminuzione del PIL. Nessuna manovra sulle aliquote potrà però mai controbilanciare i tanti squilibri dell'uso delle aziende come esattori del fisco, senza che nessuno vada a richiedere le imposte dove le aziende non arrivano.
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