Il corriere della sera, la manovra e la schizofrenia sociale
La stampa rapresenta bene la schizofrenia dell'opinione pubblica in materia tributaria. Non la provoca, la reigstra correttamente, facendo il suo mestiere. Una vera chicca, cioè un esempio paradigmatico di una totale confusione sociale, rispecchiata dai media e dalla politica, è questo articolo tratto dal corriere della sera del 30 agosto 2011, che prende spunto dalle ventilate disposizioni sulle società di comodo ma poi entra subito nel surrealismo, nella mitologia, negli accostamenti retorici, nella "vergogna dei ricchi" (sic) dove ci manca solo che non ci sono più le mezze stagioni , il denaro "sterco del demonio", ed i complotti demoplutogiudaicomassonici (ma si scialiamo..). E' una rappresentazione di una follia collettiva dove c'è tutto, immagini, allusioni, illusioni , ville , Yacht, evasori con la coda e untori di manzoniana memoria, in una specie di sabba attorno ai simboli dell'opulenza, ville yacht auto di alta gamma, Che sarebbero intestati a società per pagare meno imposte. Anche se sono nella mia disponibilità e mi appartengono, non li intesto a me ma a una società non operativa («di comodo»), per pagare meno tasse. Un trucco per tirar fuori dal portafoglio meno soldi possibile così scrive la giornalista Corinna De Cesare, con la quale io non ce l'ho assuolutamente. Neppure per dire, come faceva Petrolini a chi lo disturbava dal loggione, io non ce l'ho con te ma con quello accanto che non t'ha ancora buttato de sotto!.. Invece che con la bella e brava giornalista (cfr il profilo su linkedin), bisogna prendersela con i tributaristi che da quasi vent'anni parlano solo di dettagli, non riescono ad avere un ruolo progettuale, si logorano in ghirigori normativi magari leggendo la normativa come se fosse la novena, senza mai essersi chiesti quale sia la finalità della disposizione sulle "società di comodo" sul piano della determinazione della ricchezza (determinazione della ricchezza...che parola strana, nella legge non c'è Lupi continua a parlare di cose che non esistono). Dai tributaristi all'opinione pubblica non è venuta, in quindici anni di esistenza della disciplina delle società di comodo alcuna indicazione sulla contraddizione di chiedere una imposta reddituale a una società criticata proprio perchè costituisce un abuso di intestazione patrimoniale. Qualcuno si è chiesto se è una tassazione patrimoniale, del tutto lecita, ma mascherata da tassazione reddituale? Nessuno si è chiesto se non sia contraddittorio tassare un bene solo perchè "non è operativo per produrre ricchezza". A livello di mitologia non conta, rispetto a un'opinione pubblica che senza spiegazioni è ormai incatttivita, vuole un capro espiatorio, e giustamente non ragiona, visto che non lo fanno neppure gli accademici del settore,che quando si allontanano dai casi limite indicati sopra si esibiscono nel solito repertorio di ovviomi tipo "le tasse bisogna pagarle", però le aliquote sono alte, i servizi non ci sono, e salvaguardiamo la tutela del contribuente. Insomma, gli stessi discorsi che fanno tutti gli operatori e gli studiosi della convivenza sociale, con qualche prosopopea in più.. Ma si può sapere quali imposte risparmia uno che intesta la villa o la barca alla società? Mistero. L?ici sulla villa o il bollo sulla macchina di paga di sicuro. Se ci mette dei costi deve trovarsi dei ricavi e va in pareggio.. L'unica cosa che fa è spersonalizzare la ricchezza, cioè non far vedere che lui ha la barca, ma al fisco questo importa solo come indizio di eventuali evasioni passate... Ma allora il problema non riguarda la barca, ma l'evasione dei suoi redditi "a monte", di cui la barca è solo un debole indizio. Non ha senso tassare la barca, e trascurare il reddito evaso. Finendo per tassare anche le barche, o le case, di chi non ha evaso un bel nulla! Speriamo proprio che si abbia il coraggio, come scrivevo su un articolo del quotidiano ipsoa, di trasformare le disposizioni sulle società di comodo in quello che dovrebbero essere, cioè una imposta patrimoniale , su determinati tipi di beni, intestati alle società senza impresa. E perchè non su quelli intestati alle persone fisiche, direte voi? Perchè quelli sono difficile da determinare , e poi sono trasparenti, invece le società hanno il bilancio, e poi fanno sospettare che il titolare qualche scheletro nell'armadio ce l'abbia, altrimenti perchè non se l'è intestata personalmente? Stiamo entrando in un clima di opinione pubblica un pò da "legge dei sospetti", emanata nella rivoluzione francese nel periodo del terrore...dove qualcuno aveva perso la testa veramente... e non solo di metafora come da noi, nella nostra era del fisco senza testa...
ecco l'articolo del corriere. Caccia del Fisco ai beni di lusso nascosti
Dalle ville agli yacht, alle auto di alta gamma, la nuova strategia per far emergere i redditi
………..
Caccia del Fisco ai beni di lusso nascosti
Dalle ville agli yacht, alle auto di alta gamma, la nuova strategia per far emergere i redditi
MILANO - Basta fare una ricerca d'archivio con tre semplici parole: società di comodo. Il risultato è questo: «L'arte di rimpatriare i beni di lusso», «La vergogna dei ricchi», «Frode fiscale per tre milioni di euro», «Fondi neri sul gas», «Maxi truffa telefonica». E si potrebbe continuare così per centinaia di titoli riferiti ad articoli dell'ultimo anno.
Nel 1994 ha aperto gli occhi sul tema pure il nostro ordinamento giuridico, che ha introdotto per la prima volta la disciplina fiscale su questo tipo di società. «Costituite al solo fine di nascondere il patrimonio dei soci» spiegano dall'Agenzia delle Entrate. Facciamo un esempio: ho una villa extra lusso e altri beni come yacht, elicotteri e macchine costose. Anche se sono nella mia disponibilità e mi appartengono, non li intesto a me ma a una società non operativa («di comodo»), per pagare meno tasse. Un trucco per tirar fuori dal portafoglio meno soldi possibile.
È su questo tipo di società che il governo vuole operare una stretta, per sostituire l'indigesto contributo di solidarietà della manovra di Ferragosto. «Nuove misure fiscali - l'annuncio di ieri dopo il vertice di Arcore - finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché la riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative». Dunque meno agevolazioni e più controlli. Roberto Calderoli del resto lo aveva annunciato: «L'idea - spiegava il ministro qualche giorno fa - è quella di individuare alcuni parametri che tratteggiano un tenore di vita medio, per poi andare all'imposizione su quei beni che decisamente lo superano. L'informatica oggi può aiutarci molto, e l'obiettivo è anche quello di smontare tutti quei giochini che si fanno per eludere il Fisco, da certi leasing alle società di comodo».
Anche se su questo tema, in realtà, le antenne dei funzionari del Fisco sono alzate già da un po'. Dopo un'anomala tregua normativa, infatti si è intervenuti con più forza e oggi, in base al valore dei beni intestati alle società, l'Agenzia delle Entrate stabilisce in automatico i redditi minimi da dichiarare. Sotto i quali scatta l'accertamento. La regola è sempre la stessa: se la società ha un patrimonio pari a 100, deve produrre un reddito pari almeno a 30. Se così non è, due sono le ipotesi: o la società è in perdita - e devi spiegare il perché - oppure serve da «schermo».
Smascherare questi trucchetti, usati generalmente per occultare immensi patrimoni, è una delle operazioni su cui si vuole puntare per recuperare gettito. Difficile per ora capire il «quantum»: «Sulle 63.000 verifiche effettuate presso le aziende nel biennio 2008-2009 - ha però detto ieri sera Stefano Screpanti, capo ufficio tutela Entrate della Guardia di Finanza - solo 204 erano riconducibili a questo tipo di problemi e ci sono stati 37 rilievi per elusione e 4 per abuso di diritto». Ma il peso concreto dell'elusione nei casi scoperti di evasione, ha riferito ancora Screpanti, è basso: «tre miliardi di euro su 50 complessivi nel 2010».
Quanto alle società usate come paravento per eludere il Fisco, alcune stime parlano di 35 mila imprese. L'operazione contro le società «involucro» però potrebbe essere solo l'incipit di un più ampio piano antievasione. Che porterebbe a recuperare liquidità, e a girarla, secondo le ipotesi circolate ieri, agli enti locali che con la manovra di Ferragosto si sono visti dimezzare le risorse a disposizione. Il gettito recuperato insomma aiuterebbe a rimpinguare le casse dei Comuni. Casse ormai rimaste a secco, secondo i sindaci di tutta Italia, che ieri sono scesi in piazza a Milano per protestare contro i tagli del decreto del 13 agosto al grido di «Giù le mani dai Comuni».
Corinna De Cesare
30 agosto 2011 08:08
- Creato il .
- Visite: 2112