Ben vengano i blitz, ma come primo passo
Meglio i Blitz che nulla, perchè una richiesta delle imposte ci vuole, perchè quando si tratta di imposte nessuno e' patriota, nessuno si offre volontario se non avverte almeno la forte probabilità di una richiesta... le imposte" sono tali perche' qualcuno le impone, e questo qualcuno non può essere la gazzetta ufficiale, che va bene nella misura in cui c'è una organizzazione che richiede il dovuto con qualche autorevolezza, come le aziende, dove arrivano, o il fisco stesso sulle attività o i beni ad alta visibilità, come gli immobili. Ma dove non ci sono nè le rigidità aziendali, o dove queste rigidità possono essere scavalcate dai titolari delle aziende, che fanno gli esattori per lo stato, sui consumatori e sui dipendenti, ma si prendono un pò di nero per sè stessi, una specie di aggio esattoriale all'amatriciana, ci vuole la buona vecchia richiesta dell'ufficio tributi. Che non può essere sostituito da una azione repressiva, con qualche blitz mediatico, ma che deve essere costante, in forma valutativa, senza ripercorrere, in sede di controllo, le stesse modalità analitico-contabili con cui le aziende riscuotono le imposte per suo conto; non ha senso sprecare il Blitz sulla regolarità formale della contabilità dove non ha senso parlare di contabilità, sui gelatai e i gioiellieri, che non sono nè la fiat nè la telecom, dove bisogna valutare, perchè il contribuente non ha alcun motivo di conservare le tracce contabili nè ha alcun motivo di distruggerle , come scrivevano i giornali a proposito di chi fa le fatture, ma poi li distrugge, basta tenerle lì in un cassetto ma scrivere in dichiarazione un'altra cifra...tanto il controllo sistematico può incrociare dichiarazione e caratteristiche esteriori, ma non incrociare le pizze degli scontrini coi ricavi dichiarati...è già difficile tenere una ordinata contabilità quando le tracce documentali vengono conservate, è una chimera costruire una determinazione contabil-documentale su tracce che il contribuente, invece, non redige ed ignora..insomma dove le rigidità aziendali si attenuano ci vuole "la valutazione" che deve essere abituale nel tempo, ripetuta e serena, adeguatamente capillare dando la prospettiva di vedere fisicamente funzionari del fisco che cercano di stimare la ricchezza. I blitz vanno bene come effetto di annuncio, come un anticipo di un controllo futuro più valutativo e sistematico, ma anche sereno. Altrimenti, una importante fetta degli operatori economici italiani continuerà a dichiarare quelle cifre poco verosimili cui siamo abituati. Perchè per la massa di operatori che evadono “tanto di poco”, ed hanno un tenore di vita normale, la richiesta delle imposte è fondamentale. Quando si guadagnano davvero centomila euro, dichiararne i soliti quindicimila, oppure settantamila, peggiora il tenore di vita, e lo si fa solo se c'è una credibile prospettiva di una richiesta, sentendosi monitorati dal fisco con sistematicità, sia pure per ordine di grandezza. Altrimenti neppure la “tracciabilità” è sufficiente perché un assegno, versato sul conto di chissa’ chi, è una traccia insufficiente per smettere di rischiare. Solo una grande comprensione mediatica convincerà che il tutoraggio va fatto dove le aziende non arrivano o non sono affidabili sulle questioni di fatto, non sul regime giuridico di quello che comunque registrano, altrimenti il fisco sembra quel pastore che sorveglia i cani mentre le pecore scappano. E per recuperare le pecore ci vuole un monitoraggio valutativo costante , non basta un blitz contabile da sbattere sui giornali, anche se -ovviamente - è meglio di nulla, ma la strada è lunga..perchè sui milioni di persone che evadono tanto di poco , il nostro slogan "le tasse si pagano quando qualcuno le richiede" non è solo lo strumento mediatico contro le lacerazioni sociali di questo paese. Ma è carne e sangue, è tenore di vita di chi i soldi se li guadagna, non è un ladro ed è disponibile a pagare , purchè qualcuno glielo chieda con serenità.
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