Delega: la manifestazione del disorientamento
Al diritto amministrativo, compreso quello dei tributi, si addice la formula di "amministrare per legge", cioè cercare consenso e coesione sociale non già con l'azione di governo svolta in prima persona, ma "usando la legge" per essere presenti sui mezzi di informazione, e per quanto possibile sostituire l'azione concreta di governo con una delega a terzi. La tassazione attraverso le aziende è un esempio di questa seconda tendenza, mentre la prima emerge dall'effetto annuncio delle deleghe, cui anche questo governo indulge, seguitando la tendenza di molti suoi predecessori. Ma tutto va male, la confusione cresce, e si sente il bisogno politico di dare qualcosa in pasto all'opinione pubblica. E una delega di riforma del sistema fiscale "funziona", perchè non impegna da subito, rispetto a un decreto legge consente di comunciare qualcosa, ma attutendo le polemiche, in quando le parti sociali potranno sempre confidare in un aggiustamento in corso d'opera. E poi consente di dire subito che si farà qualcosa sui temi caldi del momento. Quello che dovrebbe essere sistematico e programmatico diventa quindi generico, mentre disposizioni specifiche "di nicchia", per cui andrebbe benissimo un decreto legge, vengono analiticamente inserite "prendendo il treno della delega", per riempire la delega e sorvolando, con la necessità di una delega, le incertezze e le discussioni tra varie scuole di pensiero. All'interno del disegno di legge delega , per come è stato divulgato, si trova un pò di tutto questo, a partire dalle disposizioni sul tutoraggio, che ancora una volta sembrano fare la guardia al cane mentre le pecore scappano. Cioè almanaccano tutta una serie di armamentari fiscali sulle aziende di grandi dimensioni, di cui abbiamo detto tutto il possibile. Senza capire che evasione fiscale significa prima di tutto "ricchezza non registrata", omessa rappresentazione dei flussi finanziari, alterazione dei documenti. Tutte cose che, per i soggetti di grandi dimensioni, o non esistono o non vengono trovate!!!. Come insegna il caso fastweb, mentre i controlli sui soggetti di rilevanti dimensioni "si logorano sulle solite sterili questioni di diritto, o dell'abuso del diritto. Quello che colpisce nella delega è la lontananza dalle dimensioni effettive dei problemi, dai reali punti di forza e di debolezza della determinazione della ricchezza ai fini tributari. Ridicola poi l'utilizzazione di una legge delega della repubblica italiana per mettere su una commissione di studio sul monitoraggio dell'evasione. Ma non bastava l'istituzione di una commissione, un regolamento o un decreto legge? Si trasecola quando si legge che il governo è delegato a definire una metodologia di rilevazione dell’evasione, riferita a tutti i principali tributi, basata sul confronto tra i dati di contabilità nazionale e quelli acquisiti dall’anagrafe tributaria, utilizzando, a tal fine, criteri trasparenti, stabili nel tempo, cui garantire una adeguata pubblicizzazione, istituendo presso l'istat una commissione senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica? In una delega dove mancano clamorosamente i principi e i criteri direttivi sull'irpef, sulla ripartizione del carico fiscale, sull'imposta patrimoniale , ci si dilunga sulla rilevanza penale dell'elusione, dimostrando di non aver capito affatto la differenza tra manifestazioni economiche occultate o non registrate, e regime giuridico di manifestazioni economiche esposte alla luce del sole, in un modo che poi viene contestato dal fisco. Comiche le sortite sulla tassazione proporzionale del reddito delle persone fisiche imprenditori e professionisti, come fossero società. Ci sarebbe da dire che gli dei fanno impazzire quelli che vogliono distruggere , se non ci fosse una spiegazione molto meno catastrofistica: il fisco italiano è semplicemente senza comunità scientifica, che si è dedicata a chiosare "i materiali" , invece di analizzare la realtà e saperli contestualizzare e progettare, a supporto della politica e delle istituzioni. Semplicemente , il diritto tributario non c'è, a supporto dell'opinione pubblica, delle classi dirigenti e delle istituzioni. Ancora una volta: le istituzioni vanno spiegate , non criticate, e questa delega non è un prodotto del loro disorientamento, ma del disorientamento sociale di un'opinione pubblica abbandonata a se stessa sul fisco, da una accademia irrecuperabile. Per ragioni che la trascendono, e non dipendono dalla buona volontà di chi vi appartiene, ma pur sempre irrecuperabile.
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