Sui condoni fantasma "la voce" non capisce che qualcosa è cambiato dal 2002

Mentre aspettiamo di vedere cosa si farà sui condoni, anticipiamo che -come sempre nelle scienze sociali- l'importante non è che si facciano o non si facciano. Ma con quale consapevolezza li si facciano. Perchè comunque essi rappresentano una parte minore del problema di tassare la ricchezza dove le aziende non arrivano. E possono anche far parte di un messaggio positivo, sulla "richiesta delle imposte", come abbiamo fatto in un altro post. in un altro post. L'importante non è condonare o non condonare, ma capire o non capire perchè arriva il gettito, oppure non arriva, senza la litania di "onesti disonesti", aliquote troppo alte, le tasse sono brutte, però gli altri le pagano, e tutte le vere litanie di cui si parla in continuazone, il condono serve a reperire soldi per lo sviluppo, etc. etc. Tutte balle rispetto alla vera funzione del condono, cioè prendere qualche spicciolo nei settori dove non arriva la tassazione attraverso le aziende. In proposito bisognerebbe capire, ma oggi non lo sappiamo, quanto hanno dato, tramite condono. proprio le aziende per difendersi dall'inferno dell'evasione interpretativa attraverso il condono. Rispetto al 2002 l'insieme di "definizioni di liti" e di "riaperture di termini", che sono state anticipate ufficiosamente dalla stampa non dimostrano quella perversione che "la voce.info" sembra sottintendere nell'articolo che segue. Come se la voce dicesse "guarda , ora di condoni invece di uno ne fanno quattordici, o dodici , o nove..." o quelli che sono....Il messaggio tendenzioso, tra le righe, è quello secondo cui "se un condono era l'incarnazione del male, il premio ai disonesti, figuriamoci un decina di condoni... Invece la pluralità di interventi dimostra un imbarazzo per l'istituto del condono come formulato nella legge del 2002, che già era meglio dei precedenti condoni del 1991 e del 1982. Espedienti per far pagare qualcosa a chi sfugge al circuito della richiesta delle imposte attraverso le aziende. E siccome ogni richiesta delle imposte deve guardare al futuro, quando si comincierà a richiedere le imposte attraverso gli uffici, nel modo giusto, senza quella grande sceneggiata inconsapevole e inutile che va in onda oggi, un condono per chiudere il passato, portandovi un pò di tassazione ci potrebbe anche stare, Se ci mettiamo i pretesti, tipo "le sanzioni penali" (1982), il nuovo contenzioso (!991), lo scudo fiscale (2002) o il nemi co alle porte (2011) si perde solo tempo. Se si capisce la tassazione attraverso le aziende, un condono per far pagare qualche lira in più a chi non aveva pagato ci può anche stare...se non si capisce la tassazione attraverso le aziende, ed il condono inconsapevole è un ostacolo a capirla , allora ha ragione Cecilia Guerra, e anche Andrea Manzitti, meglio di no.

LA LITANIA DEI CONDONI

di Maria Cecilia Guerra 25.10.2011

Lunedì 24 ottobre. Il Consiglio dei ministri è terminato. Nulla di fatto. Il decreto sviluppo continua ad essere un oggetto misterioso. Una bozza è circolata nel pomeriggio, ripresa dalle più importanti testate nazionali. Conteneva una litania impressionante di condoni di tutti i tipi: riapertura dei termini per gli anni pregressi, regolarizzazione delle scritture contabili, accertamento con adesione per i periodi d’imposta pregressi, definizione dei ritardati od omessi versamenti, definizione degli atti di accertamento e di contestazione, degli avvisi di irrogazione delle sanzioni, degli inviti al contraddittorio e dei processi verbali di constatazione, definizione delle liti pendenti, definizione dei tributi locali, definizione agevolata ai fini delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni, proroga di termini, definizione degli importi non versati, regolarizzazione di inadempienze di natura fiscale, proroga di termini. Tutti cumulabili. Alcuni anonimi.
In larga parte un déjà vu: la riproposizione, con pochi aggiornamenti, della lunga lista di condoni messi in atto con la legge finanziaria per il 2003.
La notizia è rimbalzata sui siti e nei notiziari. Il Governo ha smentito.
È un giallo? È l’ennesimo ballon d’essai? Per saggiare l’opinione di chi? Dei contribuenti o della propria maggioranza?
Non lo so. Quello che è certo è che una notizia di questo tipo, lasciata trapelare e poi smentita da un governo debole, indeciso e diviso, è un’ulteriore non indifferente elemento che ne mina la residua credibilità.

 

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