Onestà e disonestà: gli stereotipi bloccano la diffusione della tassazione attraverso le aziende
L'altro giorno ho fatto una intervista con una giornalista, laureata in lettere, che capiva al volo, ma che confermava tutti i danni di spiegare l'evasione in termini di onestà, disonestà, senso civico e quant'altro, anzichè di rigidità aziendale....perchè a un certo punto dice che pure telecom, fastweb, mondadori, e il tesoro dell'eredità Agnelli confermavano l'evasione delle grandi aziende..L'evasione, in quest'ottica, diventa una "impurità", una macchia, che prescinde del tutto dall'ammontare della ricchezza intercettata e dichiarata. E che fa pensare ad un gettito riscosso dal fisco, oppure unilateralmente "dagli onesti",miracolosamente di dipendenti...poi però si fa notare la ritenuta e allora l'interlocutrice va in confusione ...è un riflesso della schizofrenia sociale...da una parte si rende conto che gli assoggettati a ritenuta pagano le imposte perchè le aziende gliele chiedono ...dall'altra non riesce a conciliare questa constatazione con le verifiche fiscali miliardarie di cui dicevamo sopra. Bisognerebbe spiegarle che il tesoro degli Agnelli,venuto alla ribalta nelle liti tra le eredi (tra i due litiganti il fisco gode...) pur non corrispondendo verosimilmente a una ricchezza nascosta di origine FIAT , non riguarda ieri , ma probabilmente gli anni sessanta/settanta del secolo scorso. Quegli anni in cui tutti pensavano che stessero per "arrivare i comunisti" (nessuno è profeta in patria..). La simpatica giornalista non riusciva a conciliare la tassazione attraverso le aziende, di cui mi sembrava abbastanza convinta per altri versi, con questa idea di spregiudicatezza dell'azienda per quanto riguarda il loro fatturato. Non ho avuto il tempo di convincerla che le aziende sono spregiudicate nei settori che conoscono, prima di tutto il loro core business , ma quando se ne allontanano sono quasi ingenue, come abbiamo osservato in altri post. Dopotutto loro vendono cioccolatini, magliette, automobili, e non sono esperte nè di scienze sociali nè di comunicazione pubblica, e quindi le classi dirigenti continuano a non sapere che esse sono gli esattori del terzo millennio, ma non perchè sono "buone" o intrise di un senso civico che è uguale in tutto il paese. Ma soprattutto perchè al loro interno tenere qualcosa sotto il controllo del socio senza farla trapelare al fisco è spesso un esercizio difficile. Abbiamo anzi il contrario della spiegazione in base a onestà e disonestà, perchè una grande azienda in parte si comporta come esattore del fisco finchè si tratta di "tassare gli altri"; ma si ferma e scende a compromessi davanti al "padrone". Se tutto dipende dal senso civico , e l'azienda è una sorta di "omone", come possono coesistere, in capo a lui stesso, atteggiamenti opposti, di adempimento da una parte e di mancata rilevazione di ricchezza dall'altra? E' facilissmo invece capire che la rigidità delle procedure aziendali è un punto di forza del fisco, perchè gli spazi per comportanrsi come un autonomo "si riducono".
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