“Lotta all’evasione” o “richiesta delle imposte”?
Un tempo parlare di tributi era facile…il fisco li chiede e tu li paghi, altrimenti protesti!
Non servivano i master post lauream né le scuole di alti studi tributari, le riviste erano solo sane raccolte di documentazione.
Non servivano riflessioni sulla scientificità della condizione umana nella convivenza sociale, insomma si viveva meglio. Con la tassazione attraverso le aziende è diventato necessario cucinare un piatto fatto di diritto amministrativo, analisi economica dei negozi giuridici, gestione aziendale ed economia. Bastano questi, senza contare la politica e il processo.
Nessuno si è accorto che la “richiesta delle imposte” era stata sostanzialmente appaltata alle aziende.
Che nessuno chiedeva più a regime le imposte dove le aziende non arrivano, oppure dove i loro titolari mentono.
In questi luoghi gradatamente si è diffusa l’evasione, perchè “le tasse si pagano quando qualcuno te le chiede”…e la richiesta potenziale del fisco è sufficiente per le aziende spersonalizzate, che non possono nascondere nulla, per gli autonomi è insufficiente, ed ognuno si posiziona leggermente al di sopra di una decenza minima.
Per le aziende di proprietà familiare, nelle aree rigide si paga e in quelle flessibili si continua a fare la cresta..perché dopotutto si sta nascondendo al fisco una ricchezza propria….che si è disposti a dividere quando qualcuno la troverà, ma che in parte non si vuole condividere con uno Stato che nemmeno è in grado di trovarla, e che si ferma davanti alla non valutatività, indisponibilità, vincolatezza, assunzione di responsabilità che sono necessarie per individuare e stimare la ricchezza nascosta.
Che probabilmente è molto più di 120 miliardi di imposte, ma ne riparleremo in un prossimo post dal titolo “120 milioni di tasse evase? Magari!”
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