Tassiamo i poveri, hanno poco, ma sono tanti
Questo aforisma di Petrolini è stato spesso riferito, in questi giorni, al governo Monti, e nell'immediato fa ridere. Però manca anche lui clamorosamente i reali meccanismi della tassazione, perchè il governo Monti, come tutti quelli che lo hanno preceduto, non tassa tutti i poveri, ma solo alcuni, cioè quelli cui riesce a mettere le mani in tasca grazie alle aziende. Possono essere le aziende datrici di lavoro, oppure quelle venditrici di beni, o quelle fornitrici di elettricità, o quelle venditrici di benzina. Si dice che lo stato mette le mani in tasca ai poveri, ma non è vero, perchè lo stato è monco, ed usa le mani degli altri , cioè delle aziende. Che tassano ricchi e poveri, ma con sfumature che mostrano quanto c'è di vero nel motto di Petrolini. I poveri sono pochi, e ciascuno di essi, rispetto all'azienda conta poco: certo qualche volta -in gruppo- riescono a farsi pagare in nero gli straordinari ed il lavoro festivo. Ma il fornitore ricco, l'avvocato, il calciatore, la firma prestigiosa, può meritare un trattamento di riguardo, che ormai non è più il pagamento in nero, ma casomai qualche fringe benefit. Invece il nero può riemergere per il padrone, alla cui utilizzazione può essere riservato il residuo margine di flessibilità residuo nell'amministrazione aziendale. E l'opinione pubblica forse si rende conto che le aziende tassano tutti, ma possono avere un occhio di riguardo verso il padrone, o meglio il padrone se lo prende da solo questo "occhio di riguardo". E' questo il solo senso in cui la battuta di petrolini è sensata, perchè è pieno di poveri che non sono tassati per nulla, basta che nessuna azienda li raggiunga. Tutti i piccoli che si arrangiano con lavori saltuari, precari, imbianchini, giuardinieri, affittacamere, fisioterapisti, vendtori ambulanti, riparatori di infissi, fisioterapisti, quelli cui il fisco non telefona mai, come invece fa giustamente Ballarò. A riprova che alla fine la frase di petrolini, come tutti gli aforismi è vera, ma solo un pò. .
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