Evasori da "ladri" a "parassiti": è già un passo avanti
Rispetto al ministro Padoa Schioppa, che paragonava gli evasori ai ladri, costituisce un passo avanti la campagna pubblicitaria del ministero dell'economia (vedi in calce articolo del corriere della sera), in atto dal 9 agosto 2011, che li paragona ai parassiti, perchè ricevono i servizi senza pagare le imposte. E' un passo avanti perchè chi evade le imposte, a differenza del ladro o del rapinatore, non mette le mani in tasca ad altri per sfilar loro il portafogli. Invece ci ripara lo scaldabagno, ci vende da mangiare, ci scorrazza in taxi, cercando semplicemente di tenersi una parte dei relativi frutti quando vede che nessuno è in grado di chiederglieli. DIciamo che al massimo "consuma senza pagare", servizi che in genere non ha deciso lui e che l'organizzazione pubblica della convivenza sociale mette a disposizione di tutti. Resta il fatto che non esistono "gli evasori", ma coloro cui non vengono richieste le imposte in modo sufficientemente probabile, intenso, da indurli a pagare. Se torchiamo un contribuente su cento, gli altri non pagheranno, ma se graduiamo gli interventi su trenta contribuenti su cento, chiedendo loro le imposte, ed essendo magari feroci con chi "fa il furbo" dopo la richiesta, anche l'autodeterminazione sarà maggiore, perchè la richiesta è vista come adeguatamente probabile, non come oggi un fatto straordinario. Comunque si vede che l'agenzia, conoscendo il problema, "sa comunicare" e il suo direttore capisce che il problema non è "la lotta all'evasione", ma la richiesta delle imposte (dove le aziende non arrivano o sono inaffidabili diciamo noi). O meglio, la lotta all'evasione si fa richiedendo le imposte, perchè come diciamo spesso quando si tratta di pagare tributi nessuno è patriottico...anzi, uno stato che non sa richiedere le imposte forse neppure si dimostra all'altezza di saperne spendere il gettito. Parlare di parassitismo è comunque una risposta meno grossolana, soprattutto se si pensa che proviene da una istituzione che per certi versi è "parte". Restano gli interrogativi insoddisfatti dell'opinione pubblica "colta" di fronte all'evidenza dell'evasione..Certo a pensarci meglio, come si fa a dare del parassita a un industrialotto che produce mobili, o biciclette, da lavoro a una trentina di persone, gli fa le ritenute, paga l'IVA, fattura sei milioni di euro bianchi e fa una cresta per se di due trecentomila euro? E' uno che non ha mai chiesto niente a nessuno, e che si paga medico e scuola privata dei figli. Quindi l'idea del parassita "ci sta poco", mentre si addice più all'evasore "autonomo", che guadagna davvero 50 mila e ne dichiara dieci, usando sanità e istruzione pubblica. Però questi sono tanti, e "votano", parlano di evasione di sopravvivenza...Poi non c'è un senso civico fiscale e uno generale, ed ogni individuo magari paga da una parte ed evade dall'altra, dove pensa di poter sfuggire alla richiesta delle imposte.
L'altra faccia della medaglia della visione moralistica dell'evasione è l'inefficienza dei servizi pubblici, secondo un motivo conduttore, ripreso da un recentissimo studio di due ricercatori bankitalia (allegato in inglese e con sintesi in italiano) , che giustifica l'evasione come reazione allo spreco dei soldi pubblici; l'enfasi con cui il documento è stato ripreso dai media conferma il radicamento di questa impostazione, che dimostra come ci si finisca per trovare in un circolo vizioso dove da una parte si afferma "smetti di evadere in nome della morale" e dall'altra si ribatte "e tu smetti di sprecare i soldi che verso, o peggio ancora di rubarli". E così restiamo tutti al punto di partenza.
- Creato il .
- Visite: 3045