CGIA di mestre sulla diminuzione delle partite iva

Prima di tutto faccio tanto di cappello alla CGIA di mestre e all'amico Bortolussi per la capacità di stare sui "media", e di riempire parzialmente il vuoto di punti di riferimenti critici in materia economico tributaria. Oggi la CGIA segnala, nell'articolo riportato in calce, una diminuzione del numero delle partite IVA , che sarebbero 400 mila in meno rispetto al 2008. Verrebbe da chiedersi come è stato il turnover, se ci sono dentro anche le società liquidate, e che non erano operative, se ci sono soggetti che hanno chiuso la partita iva continuando a svolgere l'attività in modo totalmente clandestino. Il dato della diminuizione del numero di partite IVA è singolare, anche perchè molte partite IVA erano "false partite IVA", relative a lavori sostanzialmente dipendenti, in una forma di precariato. Poi ovviamente c'è la crisi e giustamente la CGIA rileva la minore protezione del lavoratore autonomo rispetto a quello dipendente. Il rovescio della medaglia è che il lavoratore dipendente "costa di più", nel senso che gli oneri sociali sono maggiori anche per far fronte ai costi di una serie di ammortizzatori sociali. Certo però che l'autonomo è formalmente privo di qualsiasi sostegno al reddito, semprechè non riesca a sostenersi da solo "in nero", ma per fare delle ipotesi al riguardo ci vorrebbe un controllo del territorio che la macchina pubblica non è assolutamente in grado di sviluppare. Ne riparleremo, sperando di poter fare un giorno un'analisi della geografia economica delle imprese italiane. Per ora saluti a Giuseppe Bortolussi, che è sempre un grande, ed ecco la notizia da Rai international.

Lo rivela la Cgia di Mestre

Crollano le partite Iva, 400mila in meno dal 2008

Negli ultimi 5 anni sono tantissimi i lavoratori indipendenti che hanno deciso di mollare. L'allarme: "Sono loro quelli maggiormente colpiti dalla crisi"

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Venezia, 09 Novembre  2013

Crolla il popolo delle partite Iva: stando ai dati della Cgia di Mestre dal 2008 al giugno del 2013 hanno cessato l'attività 400 mila lavoratori indipendenti. In questi cinque anni e mezzo di crisi economica la contrazione è stata del 6,7%. Sempre nello stesso periodo di tempo, ogni 100 lavoratori autonomi, ben 7,2 hanno cessato l'attività. Al 30 giugno di quest'anno il cosiddetto popolo delle partite Iva ammontava a 5.559.000 lavoratori.

Nessuna misura di sostegno, molti i debiti da pagare "A differenza dei lavoratori dipendenti - rileva il segretario Cgia Giuseppe Bortolussi - quando un autonomo chiude l'attività non dispone di nessuna misura di sostegno al reddito. Tranne i collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, le partite Iva non usufruiscono dell'indennità di disoccupazione, di nessuna forma di cassa integrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare". Una situazione di difficoltà, ricorda la Cgia, che, purtroppo, ha spinto in questi ultimi anni molti piccoli imprenditori a compiere dei gesti estremi dettati dalla disperazione.

La crisi ha colpito di più le partite Iva "In proporzione - prosegue Bortolussi - la crisi ha colpito in maniera più evidente il mondo delle partite Iva rispetto a quello del lavoro dipendente. Se in termini assoluti la platea dei subordinati ha perso ben 583.000 lavoratori, la variazione percentuale, invece, è diminuita solo del 3,3 per cento, mentre l'incidenza percentuale della perdita dei posti di lavoro sul totale della categoria si è fermata al 3,5 per cento. Tassi, questi ultimi, che sono meno della metà di quelli registrati dai lavoratori indipendenti".

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