Parlare di "guerra" lacera il paese e ostacola la determinazione della ricchezza

Le dichiarazioni del presidente del consiglio sulla guerra all’evasione prima di tutto esprimono l'importanza del problema per l’opinione pubblica, e poi rivelano quel diffuso atteggiamento degli economisti a sopravvalutare il potere della politica su quegli aspetti della convivenza sociale che sfuggono ai loro modelli teorici. Quando un economista è anche politico, questa valvola di sfogo non può funzionare (perchè l'economista farebbe appello a se stesso come politico), e allora resta la spiegazione della gente cattiva, dei “disonesti” contro cui “fare la guerra”. In questo modo si risolve il problema dell’intervista, ma non si fa un servizio al Paese, perché si drammatizza il problema della determinazione, ai fini tributari, di quella ricchezza dove le aziende non arrivano. Se si parla di “guerra” sale la tensione, e i funzionari saranno meno propensi a stimare serenamente la ricchezza non registrata , utilizzando invece le contestazioni interpretative per “fare statistica” in modo da superare l’ansia (amministrativa) da prestazione generata dall’”idea della guerra” e al tempo stesso “coprirsi individualmente” dalle responsabilità della contestazione, sempre riportabile “alla legge”. Invece nessuna legge “copre” chi stima la ricchezza nascosta da un pasticcere o da un industrialotto . Dove c’è ricchezza non registrata il funzionario si deve esporre in prima persona, e non gli agevoliamo certo il compito se lo carichiamo della responsabilità di “difendere la patria da fantomatici nemici”. I quali risponderanno di essere solo gente che si guadagna da vivere e crea lavoro, mentre tanti altri pagano le tasse su redditi che non si guadagnano. Insomma un inutile circolo vizioso di recriminazioni, che paradossalmente si sfoga sulle aziende , adattissime (mediaticamente) a recitare la parte delle “cattive” , del capro espiatorio che l’opinione pubblica si aspetta, oltre a prestarsi alle solite capziose contestazioni interpretative; quelle masturbazioni mentali che tengono davvero lontani gli investitori internazionali, di cui parla Monti.

Caro presidente del consiglio, ma visto che parlate sempre di “crescita” e di “aziende” non sarebbe il caso di rompere il circolo vizioso e dire chiaramente che abbiamo un problema dove le aziende non riescono a fare da esattori del fisco, e deve intervenire la pubblica amministrazione? Non sarebbe un riconoscimento a strutture amministrative che stanno facendo gratis gli esattori del fisco senza un centesimo di compenso? Non sarebbe un riconoscimento a chi produce, commisurato alla ricchezza che fa emergere? Non sarebbe un modo per rasserenare il clima, e far capire che non ci sono nel paese quattro milioni di “disonesti”, facendo capire che la “lotta all’evasione” fa parte dell’unica guerra da combattere, cioè quella di rendere produttiva la pubblica amministrazione, di farle prendere iniziative “di opportunità”, di farla riflettere su qual è davvero la sua funzione? Non sarebbe il caso di far diventare più sistematici gli interventi valutativi sulla ricchezza non registrata, invece di pensare a coprirsi dicendo che quella registrata è stata registrata male? La guerra è solo quella di far prendere iniziative e responsabilità alla pubblica amministrazione, facendole abbandonare il rassicurante ombrello “della legge”, ma è più difficile che far pagare le tasse a un pasticcere, caro presidente del Consiglio.

Tasse, Monti: "Su evasione fiscale Italia è come in stato di guerra"

Mario Monti (Adnkronos)

ultimo aggiornamento: 17 agosto, ore 14:14

Roma - (Adnkronos/Ign) - Il presidente del Consiglio in una intervista alla rivista 'Tempi'.

- "L'evasione fiscale produce un grosso danno nella percezione del Paese all'estero" e "penso che l'Italia si trova in uno stato di difficolta' soprattutto a causa di questo fenomeno e che si trova da questo punto di vista in uno 'stato di guerra'". Lo dice il presidente del Consiglio Mario Monti, in una intervista al direttore di 'Tempi', Luigi Amicone, che sara' presentata in anteprima al Meeting di Rimini che si aprira' domenica prossima proprio con l'intervento del premier.

………."La notorieta' pubblica del nostro alto tasso di evasione -spiega Monti- contribuisce molto a indisporre nei confronti dell'Italia quei Paesi verso i quali di tanto in tanto potremmo aver bisogno di assistenza finanziaria. Come i Paesi del Nord Europa, che dicono: 'l'Italia e' un Paese molto ricco, pero' lo Stato ha un fortissimo debito pubblico che magari richiedera' domani di aiutarla a rinnovare; eppure ci sono italiani ricchi o medi che sistematicamente non pagano le tasse'".

Per questo, secondo il premier, e' giustificato il ricorso a "strumenti forti. Io stesso, fino a poche settimane fa, quando sono stato anche ministro dell'Economia e delle Finanze e quindi responsabile dell'Agenzia dell'entrate e responsabile politico della Guardia di Finanza, ho sempre incoraggiato fortemente le persone che vi lavorano -sottolinea- a fare una dura lotta all'evasione. La seria lotta all'evasione puo' comportare la necessita' di momenti di visibilita' che possono essere antipatici. Ma che hanno un forte effetto preventivo nei confronti degli altri cittadini".

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