La mancata richiesta delle imposte e l’inefficienza dell’azienda stato

Ciò che funziona in Italia sono alcune decine di migliaia di aziende organizzate, ma a proprietà familiare, che rendono l’Italia, almeno si dice, il terzo paese manifatturiero d’Europa. C’è invece un’azienda che si chiama Stato che non funziona gran che! poiché Sanità, Giustizia, Istruzione e Riscossione delle imposte assorbono risorse ingentissime e non sembrano rendere in proporzione. Tutte queste funzioni però non possono essere ridimensionate, visto che il loro costo deriva essenzialmente da stipendi. Se quindi non possono essere “tagliate”, bisogna almeno cercare di farle funzionare meglio.Per quanto riguarda il controllo dell’organizzazione pubblica, una parte di essa è esposta direttamente alla pressione degli utenti, come nel caso dei viaggiatori pendolari, i pazienti del pronto soccorso, gli utenti allo sportello dell’agenzia delle entrate. In tutti questi casi il controllo degli utenti sull’organizzazione pubblica è diretto, anche se spesso non molto efficace… tutt’al più la gente, come formiche,  nel loro piccolo…. Se invece la disfunzione dell’organizzazione pubblica non riguarda un servizio specifico, ma riguarda la richiesta delle imposte, la reazione degli utenti non è certo collerica, tutt’altro. …(Evviva brucia la scuola diceva Calimero il pulcino nero!!!!)…

Il gettito da riscossione è il tre percento del totale e viene tutto da quello che le aziende registrano, dall’evasione interpretativa e da tutte quelle situazioni che rendono, come diciamo sempre su questo sito e su Dialoghi Tributari, il nostro sistema tributario “l’inferno del dichiarato e il paradiso del sommerso!”. La maggior parte dei contenziosi riguardano infatti questioni di diritto su grandi contribuenti, mentre ben poche risorse sono raccolte sulla base degli accertamenti sulla ricchezza non dichiarata. Nei dieci miliardi di euro delle statistiche dell’Agenzia delle entrate ce ne sarà grosso modo un miliardo di ricchezza non registrata rispetto ai 150 miliardi di evasione di cui gli economisti parlano e che, con buona probabilità, sono anche sottostimati… Tanto è vero che la richiesta delle imposte è infatti tutta appoggiata sulle aziende, nella misura in cui le aziende sostengono il loro ruolo di sostituto di imposta. È un sistema estremamente efficiente e il gettito così raccolto è dell’ordine di centinaia di miliardi di euro. Laddove però le aziende non arrivano semplicemente non arrivano né lo stato, né altro esattore delle tasse fisico, delegato o virtuale che sia.

Cominciare a richiedere le imposte dove le aziende non arrivano è il primo passo per far funzionare lo stato in materia tributaria. Per contrastare la vera grande agevolazione fiscale inconsapevole all’italiana, quella della ricchezza non dichiarata che non verrà mai ricercata, occorre prima di tutto utilizzare meglio le aziende come esattori del fisco, cioè facendo loro segnalare i lavoratori indipendenti “anche di impresa” e non solo quelli intellettuali….

La difficoltà di elaborare e introdurre metodi efficaci di richiesta delle imposte al di fuori del circuito aziendale è un riflesso della mancata interiorizzazione da parte dell’opinione pubblica del funzionamento dell’organizzazione pubblica della società. Se l’opinione pubblica non comprende il funzionamento delle istituzioni, allora non è in grado di esprimere un controllo diretto sull’efficienza e sull’efficacia dell’operato della macchina burocratica, subendone solamente il disservizio. Pertanto, dato che il grado di comprensione sulla materia fisco da parte dell’opinione pubblica tende allo zero, è del tutto logico e consequenziale che l’efficienza della richiesta delle imposte tenda anch’essa a valori infinitesimali laddove le aziende non arrivano.

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