Anch'io a Radioanchio a parlare di evasione

Stamattina usiamo uno strumento di informazione, cioè la radio,  per intrattenere e fare formazione, cioè cercare di spiegare in quale misura l'evasione fiscale sia  una perversione dei privati (evasori cattivi, come in questo   video di un comico che non mi fa ridere) oppure una disfunzione pubblica, cioè delle istituzioni, che per quanto  motivate ed efficienti sono a loro volta portate fuori strada dalla mancata comprensione del fenomeno da parte della pubblica opinione. Purtroppo  le istituzioni non vendono nulla, se non immagine e credibilità, che si parametrano su quanto la pubblica opinione riesce a comprenderne l'operato. Se la pubblica opinione non capisce da chi viene il gettito tributario,  l'intreccio tra tassazione attraverso le aziende e autoassazione, non può capire l'evasione. E quindi non può capire che chi può omettere in tutto o in parte la registrazione degli imponibili forse già oggi dichiara sin troppo rispetto alle capacità delle istituzioni di chiedere i tributi  dove gli uffici contabili delle aziende non arrivano, come scrivevo in questo  post.    Se capiamo questo ci rendiamo conto di quanto sia assurdo e controproducente parlare di lotta all'evasione, come se per l'ambiente si parlasse di lotta ai rifiuti, per la sanità di lotta alla malattia, per la scuola di lotta all'ignoranza, per il traffico di lotta alle code, per la sicurezza sul lavoro di lotta agli incidenti. Il concetto di lotta può essere usato per fenomeni straordinari e insidiosi , come il terrorismo o la mafia, ma non per una delle funzioni normali dei pubblici poteri, come la determinazione delle imposte.  La chiave di tutto, come sempre,  sta nella macchina pubblica, che attacca l'asino dove vuole il padrone , cioè la pubblica opinione, purtroppo ignara del concetto stesso di azienda, come organizzazione, e quindi incapace di capire il ruolo delle aziende come oggettivi esattori dei tributi, e quindi il problema dell'evasione dove ci sono solo operatori economici individuali, e dove gli uffici contabili delle aziende non arrivano, cioè le tasche del relativo titolare.   Senza una spinta da parte della pubblica opinione, la politica potrà rispondere solo con i patetici diversivi mediatici dell'accertamento sintetico-redditometro e del tutoraggio delle aziende in veste di "grandi evasori" (ah ah). Le istituzioni fiscali, cioè l'agenzia e la guardia di finanza, come spontaneamente fanno tutte le istituzioni prive di un adeguato  controllo sociale,  tenderanno a trovare le soluzioni più comode per presentare un buon risultato di servizio, prendendo meno rischi possibile, senza mettersi in gioco, come in questa simpatica gag di Guzzanti, dove naturalmente la vittima del tutoraggio fiscale è la ricchezza dichiarata dalle aziende, non quella nascosta dai padroni. E staremo sempre a fare gli stessi discorsi che facciamo da decenni. 

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