L’accertamento basato sulla spesa aiuta ma non basta

In un momento di crisi non serve che tutti si occupino di tutto, ma che ognuno faccia bene il suo mestiere. Nel nostro caso la determinazione della ricchezza ai fini tributari. Dove bisogna ripetere sotto profili diversi, tante volte, finchè gli interlocutori non capiscono, che la tassazione passa attraverso le aziende, cioè le organizzazioni di impresa. E che in questa cornice va inserito anche il redditometro, a proposito del quale ieri un importante direttore regionale delle entrate mi chiedeva ragguagli sulle mie perplessità, manifestate su questi siti e su dialoghi. La risposta mi consente di ribadire che l'intervento dell'agenzia delle entrate deve coordinarsi con la tassazione attraverso le aziende, tramite le quali arriva il grosso del gettito fiscale. La maggior parte del gettito è in affanno proprio  dove le aziende non arrivano o i loro titolari mentono.

Discutendo  assieme a un altro  direttore dell'Agenzia, ci siamo sostanzialmente chiariti sull'utilità della spesa per integrare e rafforzare la stima della ricchezza in capo agli autonomi, da parte degli uffici. Questa stima, per essere efficiente, deve però partire sempre da una bottega, da un laboratorio, da un'attività di trasporto o  di servizi, perchè le tasse si pagano su quello che si vede, e l'attività esercitata è un punto di partenza facile da rilevare, organico, facile da inquadrare in via di stima: che ti alzi a fare la mattina per aprire la pasticceria se i tuoi flussi di ritorno, a te e alla famiglia, sono così miseri? Non è meglio  chiedere l'elemosina? Incardinare su questo  sfondo anche la seconda casa , la macchina il mutuo la scuola dei figli, insomma la spesa personale, può essere utile per definire in modo rapido e aumentare la richiesta delle imposte, che qui deve venire dal fisco, mancando le aziende.

Se si parte dai  mille consumi personali, influenzati da contributi di familiari, da redditi soggetti a tassazione sostitutiva, da debiti. non si finisce mai. Invece noi abbiamobisogno di una massa di richieste delle imposte dove le aziende non arrivano. Mi sembra invece che la versione informatica del redditometro con i suoi moltiplicatori ingessi inutilmente l'attività degli uffici, che dove le aziende non arrivano non è ragioneria, ma è valutazione, stima. E' la tradizione della tassazione, non elucubrazioni e tecnicismi su articoli e commi. Non è la fisica nucleare, ma riflessione articolata, oltre il buonsenso  spicciolo dei discorsi  conviviali di chi arriva sul tema per la prima volta. Sono discorsi conviviali e riflessioni di senso comune, un pò intrecciate tra di loro, il cui intreccio spetterebbe all'accademia, che si è sottratta a questo compito, lasciando  la società italiana solo a ragionare sul fisco, in un  labirinto di onesti e disonesti, di lacerazioni  sociali a fronte delle quali la tassazione in base alla spesa è solo un palliativo momentaneo, se non viene coordinato col resto della tassazione attraverso le aziende. Perchè la ricchezza reddituale si tassa facilmente dove si produce, non all'incontrario, dove si spende. Però ragionamenti basati sulla spesa possono essere utili a tassare alla produzione. In questa misura il sintetico può aiutare la determinazione della ricchezza dove si produce. Ed ora non abbiamo tempo per inseguire chi lavora in ambiti esclusivamente privati, a domicilio, come i fisioterapisti e le escort. Non sta qui il problema della ricchezza non registrata. Quando avremo capito come funziona nella maggior parte degli operatori economici ci occuperemo anche dei fisioterapisti e di chi dà ripetizioni...per ora poveri untorelli non sono loro che spiantano l'italia. Nè qualitativamente nè quantitativamente.

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