Sulla tassazione attraverso le aziende, scienziati delle finanze a metà del guado

di Raffaello Lupi

Ho già espresso su altre risposte al blog lo scetticismo sulla possibilità dei tecnicismi fiscali , a matrice “avvocatesco-contabile” di spiegare la tassazione attraverso le aziende; il contabile o l’avvocato non sono certo dei sistematizzatori e degli organizzatori della convivenza sociale. Per questo avevo espresso una qualche fiducia negli economisti, purchè sapessero superare le loro formalizzazioni matematiche nello spiegare i comportamenti sociali. Ho quindi scorso con una certa curiosità le pagine del documento emesso dal centro studi Nuova economia nuova società (NENS) su “Prospettive di riforma fiscale in Italia” (Ottobre 2010). Sono considerazioni da apprezzare, perchè non ripropongono le solite chiavi di lettura del fenomeno in termini di “onestà e disonestà”, e capiscono che l’occultamento di ricchezza al fisco dipende dalla sua diversa visibilità; restano però a metà del guado, perchè non danno atto che il grosso dell’evasione si annida dove le aziende non arrivano attraverso l’IVA sui consumi o le ritenute sui collaboratori. Il NENS però sembra temere di dare atto del ruolo svolto dalle aziende loro malgrado, forse per un’impostazione ideologica lontana (i suoi animatori sono Visco e Bersani, anche se i firmatari del documento sono professori di scienza delle finanze); è forse un ndizionamento indiretto della diffusa spiegazione in termini di onestà e disonestà, diffusa nell’opinione pubblica, come se ammettere che la tassazione avviene attraverso le aziende equivalesse a considerare queste ultime “buone”, e i piccoli commercianti cattivi. In luogo del prelievo delle imposte attraverso le aziende, c’è nel documento una eccessiva fiducia nel mito della  ”tracciabilità”, come se un grande fratello informatico, che si snoda tra le banche e le carte di credito,  potesse far emergere la  ricchezza nascosta per incanto (come lo specchio magico della strega di Biancaneve: “specchio, specchio delle mie brame…. dimmi i redditi veri del reame”)…

... sfugge che la gran mole di dati prodotta da un sistema di tracciabilità, semplice o complesso che sia, deve essere comunque analizzata, e tale analisi prevede oltre che competenze specifiche anche del tempo (come noto risorsa scarsa)…. Già solamente se riuscissimo a incrociare tutti i dati disponibili sulla base delle ritenute d’acconto, ci potremmo ritenere fortemente soddisfatti..figuriamoci se abolissimo il contante e tracciassimo ogni singola transazione, fino a fare l’elemosina con la carta di credito?! A parte le battute, qualche giorno fa la GDF ha dato notizia che su un campione di 1500 professionisti quasi 400 non avevano dichiarato compensi soggetti a ritenuta, incrociabili attraverso i dati dei sostituti di imposta!! E non si tratta di bruscolini, in quanto i compensi medi non dichiarati erano di 100 mila euro. Se professionisti di successo fanno così per i compensi soggetti a ritenuta, immaginiamo piccoli artigiani e commercianti per quelli meramente tracciabili!! Insomma, la tracciabilità può dare qualche contributo, ma non è risolutiva, e non rimpiazza la richiesta diretta delle imposte (le tasse si pagano quando qualcuno le richiede secondo uno dei motivi conduttori della fondazione studi tributari).

Se nel documento del Nens non emerge l’importanza delle aziende, neppure si può pretendere che emerga l’importanza di portare la tassazione dove le aziende non arrivano. Il documento non percepisce neppure l’importanza di conciliare la determinazione ragionieristico contabile attraverso le aziende con la valutazione per ordine di grandezza da parte del fisco, dove esse non arrivano. Comunque, si vede che gli economisti finanziari, quando si mettono a parlare di tributi, senza perdersi in integrali, derivate e assi cartesiani, hanno un’organicità di cui avvocati e ragionieri sono generalmente sprovvisti. E’ un invito a ricominciare ad occuparsi di tributi, alla scoperta delle ragioni dei comportamenti, e superando le lacerazioni sociali sulla tassazione. Purtroppo una visione di insieme di settori dell’organizzazione sociale non può venire nè da chi è “uomo di lite”, nè da chi è preoccupato di quadrare il dare e l’avere. Però c’è ancora molta strada da fare. Possibilmente assieme.

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