Primo settembre, si è aperta la caccia (all'evasore)
Non esisteva un intervento al tempo stesso consistente, realizzabile e non ripugnante sul piano della “non iniquità fiscale” (usare il concetto di equità è fuori luogo). Il compromesso “meno peggiore” tra questi profili cioè l’aumento dell’IVA è stato tenuto di riserva, con la comica finale dell’ipotetico aumento “per soli tre mesi”, funambolico tentativo di non smentire i vecchi slogan di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, che cambiano in un “ce le mettiamo, ma per poco tempo”. Anche questo dimostra come abbia fatto premio su tutta questa politica l’esigenza di comunicazione, di scrivere qualcosa in gazzetta ufficiale per dire qualcosa sui giornali. In politica la comunicazione è importante per la coesione sociale, ma non si può vivere di comunicazione. Perché l’opinione pubblica avrà anche la memoria corta e la vista miope, però tutto ha un limite. Come quando, ormai alla disperazione, si cerca di pasticciare una comunicazione basata sulle parole d’ordine che l’avversario, quantomeno, organizzava in modo più articolato, forse anche troppo articolato in termini di comunicazione. Dopo aver tentato, anni or sono, di coprire spese certe con entrate incerte, come quelle dello sviluppo economico (aumentare il gettito diminuendo le aliquote, come abbiamo scritto su Dialoghi Lupi Melchiorre), adesso si utilizzerebbero le entrate da “lotta all’evasione”. Con interventi estemporanei
e pasticciati, sempre per comunicare qualcosa in conferenza stampa, con buona pace di chi si illude che “il legislatore” esprima per definizione una razionalità quasi sovrumana, come un moderno sostituto di Dio. Invece “il legislatore” esprime il disorientamento dell’opinione pubblica davanti a quel grosso equivoco che si chiama “autotassazione”, che invece è sempre la vecchia richiesta delle imposte, oggi affidata alle aziende, soprattutto nei confronti di lavoratori (anche autonomi), consumatori, risparmiatori. Lo stato richiede le imposte chiedendo alle aziende di riscuoterle, avvertendo istintivamente che le imposte si pagano quando qualcuno ce le chiede. E lo stato italiano le chiede attraverso trenta o quarantamila aziende con una certa rigidità. Di queste poche sono spersonalizzate, di proprietà pubblica, o appartenenti a gruppi multinazionali. La maggior parte appartiene però a quel capitalismo familiare, in cui l’organizzazione aziendale conta, ma interagisce col titolare. Che mantiene margini di flessibilità notevoli, come hanno confermato alcune storie pubblicate su dialoghi tributari, e in questi giorni confermano le vicende del Gruppo Mastrotto, pubblicate da tutti i giornali. Sono tutti episodi per confermare una credibile ipotesi di lavoro secondo cui gran parte delle entrate fiscali italiane provengono paradossalmente dai “grandi evasori”. Cioè da chi al tempo stesso, tassa gli altri per nascondendo poco di molto. All’estremo opposto milioni di autonomi nascondono “molto di poco”. In mezzo ci troviamo, senza soluzioni di continuità, le più diverse combinazioni, ma sicuramente in buona parte le imposte arrivano attraverso “gli evasori”, anzi “i grandi evasori”. Che sono poi anche quelli che organizzano quella struttura industriale grazie alla quale in Italia c’è ancora, a differenza della Grecia, qualcosa da tassare (vedi il post sul sito fondazione studi tributari, Italiani, greci una faccia una razza). In genere la ricchezza nascosta da uno di questi “grandi evasori” non è individuata da controlli fiscali che si indirizzano solo al regime giuridico di quello che è stato registrato, non a quello che è stato nascosto, che viene fuori solo per caso. Mettiamo però che, appunto per caso, indagando su episodi di corruzione, liti societarie e altro, venga fuori ricchezza nascosta per oltre tre milioni, magari da una struttura che dà lavoro a mille dipendenti. Un paese normale prende i tre milioni, e magari qualcosa di più tra imposte sanzioni e interessi, ma non mette in crisi l’azienda. Ai paesi rigorosi, ma pragmatici, come gli Stati Uniti o la Germania, non interessa sbattere in galera chi organizza la produzione, dà lavoro regolare a centinaia di persone, produce beni utili alla collettività, ma il carcere scatta solo quando all’evasione si aggiunge l’ostruzionismo ai controlli, le risposte menzognere, i documenti distrutti o alterati nel corso delle indagini. Ma bisogna, oltre che avere evaso, anche giocare sporco verso in fisco durante i controlli, ma anche in questi casi per chi si pente e collabora le porte del carcere non si aprono, ed eventualmente si schiudono a posteriori. Perché dopotutto non si tratta di rapinatori o spacciatori di droga, ma di operatori economici che creano servizi, lavoro e ricchezza. Bisognerebbe chiedere a chi dice che “gli evasori sono come i ladri” se preferisce avere in casa un idraulico o uno scassinatore. E se lo scassinatore prende la condizionale non si vede perché non la potrebbe prendere un produttore di piastrelle. Con l’azienda che magari poi chiude, licenzia cinquanta persone cui prima faceva le ritenute, e che cercano di sopravvivere inventandosi attività “autonome”, magari muratori o giardinieri , da cui il fisco non vedrà un centesimo. Così abbiamo distrutto l’impresa, il lavoro e il gettito fiscale in un colpo solo. Ma qualcosa in conferenza stampa bisognava pur dire. Quindi caccia all'evasione. Del resto ieri , primo settembre , si è aperta la stagione della caccia. E il fisco mi sembra quel cacciatore che, ossessionato da chi gli diceva di "prendere qualcosa", alla fine decide di sparare al cane e di mostrarlo come trofeo. Metaforicamente il cane sono le aziende, e la fucilata è la lotta all'"evasione interpretativa". Dove le aziende non solo riscuotono le imposte sui redditi erogati e sui consumi incassati, ma alimentano anche le statistiche dei controlli fiscali , che correggono quanto le aziende registrano, ma non trovano quello che eventualmente nascondono...una specie di doppia ires , ma con licenza di nascondere...certo è vivere un pò pericolosamente, come in un film di james bond...del resto la stampa non a caso parla sempre degli 007 del fisco...
- Creato il .
- Visite: 2478