Il fisco puzza dalla testa. (che non ha capito la tassazione attraverso le aziende)
di Raffaello Lupi
La schizofrenia, il disorientamento, la confusione, l'otto settembre fiscale, di cui abbiamo la sensazione riflettono l'inadeguatezza delle strutture cognitive diffuse in materia di tassazione. cioè la mancanza di teoria. Che nelle scienze sociali è organizzazione, coordinamento e collegamento delle innumerevoli intuizioni e osservazioni sui vari settori della convivenza sociale, nel nostro caso la tassazione. Sono osservazioni svolte da chi non ha il tempo di sistematizzarle sia perchè occupato in lavori di routine, sia perchè dedito a sistematizzare settori parzialmente diversi. , In questi giorni convulsi di agosto settembre 2011 tutte le proposte, i commenti, i suggerimenti provenienti dai settori più diversi della convivenza sociale avessero qualcosa di positivo. Che avrebbe dovuto essere ripreso e sistematizzato, depurato dalle incrostazioni e dagli equivoci, e quindi valorizzato. E' una cosa che potrebbero fare solo studiosi dedicati specificamente al tema della tassazione, ed è un compito in cui l'accademia dei tributaristi (incidentalmente del tutto assente da questo dibattito) ha comunque già fallito da anni. Non è una questione di difetti personali, di cattiva volontà, ma il riflessoo della compartimentalizzazione degli studi umanistico-sociali in genere, e dell'appiattimento degli studi giuridici sul commento dei "materiali", cioè legislazione, sentenze e della stessa dottrina reificata. Ne è derivata sia una perdita di progettualità, sia un indebolimento delle capacità di riflessione sulla vita sociale, che poi è l'oggetto delle scienze sociali. Il rapporto coi valori è stato esorcizzato, e quindi o non se ne parla oppure si pontifica genericamente di etica di solidarietà, di mercato, di stato , di senso civico, di onesti e di disonesti, di solidarietà e sviluppo. Tutte chiacchiere da autobus, condite da un pò di prosopopea. I tributaristi sono solo rappresentativi della tipologia di operatori del diritto esistente nel paese, che si danno come traguardo solo "Il dato normativo". E' la manifesazione di un fallimento, non avvertito in altri settori giuridici meno complessi, che abbandona l'impostazione progettuale, e quando la assume inizia a divagare di etica e di politica. Oscillando tra l'ideologia, il pettegolezzo politico, e all'estremo opposto l'analisi asettica del dettaglio tecnico. In mezzo c'è il vuoto, l'opinione pubblica è confusa e le istituzioni sono sole. In tributario si riflette la crisi i una modalità generale degli studi giuridici, incapace di tenere la barra al centro tra esegesi normativa spicciola, e confronto coi "valori". La degenerazione del giuspositivismo kelseniano ha disumanizzato tutto il diritto con l’obiettivo fallace di tecnicizzarlo e scientificizzarlo sul modello delle scienze fisiche; questi complessi verso le scienze fisiche, questa paura di ammettere di essere una “scienza sociale”, una scienza umana che teme di essere considerata solo un insieme di chiacchiere traspaiono dalla lettura di Kelsen, e hanno profondamente segnato tutti i settori del diritto. Alcuni, meglio inquadrati e radicati, hanno avuto meno danni.Il diritto tributario doveva ancora nascere, e per di più si collocava in un crocevia di più settori delle scienze sociali, tra diritto, economia e tecnica aziendale. Per questo non è riuscito a decollare, al di là della buona volontà di chi ne fa parte, in genere bravissime persone. Però per ripartire occorre anche la consapevolezza che bisogna rifondare l'accademia. Nei contenuti e nella metodologia. Altrimenti avremo gli avvocati senza avere i giuristi, oppure -peggio ancora- abbiamo avvocati che genericamente divagano di solidarietà, proprietà e altri discorsi politico sociali analoghi a quelli che possono fare tutti. e tutti gli altri studiosi della convivenza sociale fanno, cercando di rispondere alle domande dell'opinione pubblica in materia di tributi. Un'opinione pubblica ondeggiante tra una generica “ lotta all’evasione”, che impedisce la richiesta delle imposte, all'insofferenza fiscale diffusa, innestata dalle sperequazioni tra la ricchezza individuata tramite le aziende, e quella che sfugge alle loro segnalazioni e tassazioni.Con incomprensioni, recriminazioni, sperequazioni e lacerazioni che spaccano trasversalmente una società in cui la dottrina non ha capito neppure chi, e come, richiede le imposte, cioè le aziende, con tutti i problemi di dove esse non arrivano, oppure nascondono a beneficio del titolare, pur facendo per il resto gli esattori del fisco. L'accademia sconta tutto il sonno della ragione indotto dall'ottundimento della riflessione sul compito dei giuristi. Non solo non può dare la soluzione, ma è anche il problema perchè impedisce l'aggregazione di altri poli di riflessione. Nè la c.d. "pratica" può aggiungere granchè sia perchè presa nei suoi problemi spiccioli, data da un misto di contabili, per cui le sfumature sono un fastidioso problema, e di avvocati, che sono uomini di liti su casi particolari. Quindi è l'accademia a dover rimettersi urgentemente in condizioni di pensare e progettare. Sia per il bene di se stessa sia per quello del paese.
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