Diritto tributario ha fallito: nel migliore dei casi è legislazione fiscale

Le materie non nascono per caso. Nascono perchè la società ne ha bisogno. Con l'avvento della tassazione aziendale , la società aveva bisogno di un sapere specialistico in materia tributaria, di una teoria insomma. Questa importanza sociale, questa pervasività della tassazione attraverso le aziende, hanno fatto da traino allo sviluppo delle cattedre universitarie. Che avrebbero dovuto amalgamare pezzi molto diversi del sapere economico giuridico, cioè poteri amministrativi, oggetto economico, metodologie aziendali e analisi patrimoniale dei rapporti giuridici più disparati. Rispetto a questo ambizioso obiettivo i risultati del diritto tributario,come raggruppamento accademico, sono deludenti e possono essere espressi con la metafora "dalla culla alla bara", come confermano la confusione, il disorientamento, lo sfarinamento dilaganti in una materia "senza testa", che non poteva offrire sponde ai politici, alle amministrazioni, ai giudici, alle classi dirigenti. L'accademia non ha fatto confusione, non ha diffuso cattive idee, ma non ha diffuso nulla, salvo chiosare i materiali legislativi, giurisprudenziali, interpretativi, nonchè se stessa, che li aveva chiosati. In uno stile che si avvita su "io dico che tizio ha detto che la legge ha detto". La legge e gli altri materiali sono stati ridotti a feticcio, le amministrazioni sono state paralizzate con una stupida, acefala idea di vincolatezza, che ha dato il prestesto all'immobilismo. In una comunità scientifica le teorie si possono  criticare, ma gli stereotipi, gli imbrogli, i guazzabugli senza nè capo nè cosa sono un muro di gomma. Con le idee si discute, con gli stereotipi, i guazzabugli, le litanie c'è solo imbarazzo. Bisogna andarsene. L'inconsistenza dell'accademia del diritto tributario è confermata dalla frequenza con cui i più diversi brillanti personaggi con visibilità politico mediatico-giornalistica, in tema di tassazione, giustamente aprono bocca e diano fiato, spesso in modo più efficace degli accademici. Perchè sentono che c'è un vuoto e lo riempono alla meglio. Il legislatore è vittima, come tutta la società,  dell'inadeguatezza delle chiavi di lettura della tassazione aziendale. Cioè del fallimento del diritto tributario, per una serie di ragioni indicate al paragrafo 1.5 del volumetto "tassazione aziendale in cerca di identità": Le motivazioni sono molte, derivano da un malessere generale delle scienze sociali, comprese quelle di grande tradizione, descritto qui. e che rende difficile selezionare le parti di economia, tecnica aziendale, diritto privato  e diritto dei poteri pubblici, da amalgamare in una teoria della tassazione. Lo status scientifico del sapere umanistico-sociale è infatti oscillante tra l'evidenza empirica, quella dei materiali (qualcuno dice che..) e quella "numerico statistica"...Fatto sta che le analisi della tassazione sono ancora in mano, e giustamente, a una frazione di economisti. Di fronte alla difficiloltà di amalgamare gli elementi economici, aziendali, di diritto amministrativo e di diritto privato che interferiscono sulla tassazione, il neonato diritto tributario ha proseguito, per forza di inerzia, l'impostazione processualistica che, prima della tassazione aziendale, era l'unico aspetto interessante per il giurista, che non poteva certo intromettersi nelle stime della ricchezza. Questo modello ha impedito di capire la tassazione aziendale, che era l'unica ad aver bisogno, per essere capita, di un sapere specialistico. Il modello processuale non ha saputo valorizzare la giuridicità delle valutazioni demandate prima di tutto ai contribuenti, ai professionisti, alle aziende, ai controllori del fisco, con tutta la trama di eventi giuridicamente rilevanti, e analizzabili puntualmente, ben anteriori ad un processo che, nelle materie amministrativistiche come la nostra, è comunque una patologia giuridica, non solo sociale.

Continuando ad analizzare il diritto tributario partendo "dalla coda", cioè dal processo, è stato mancato l'obiettivo di spiegare alla società italiana quello che sta accadendo al suo interno, in materia di tassazione. Il diritto tributario resta, nel migliore dei casi "legislazione fiscale" , variamente mischiata con divagazioni politico sociali, antropologiche sul mercato, lo stato,  il gettito, la solidarietà, la morale, la bontà o la cattiveria delle tasse. Fino a minestroni senza organicità nè equilibrio, in cui si mischiano parafrasi di materiali legislativi, giurisprudenziali, dottrinali, etc.. e discorsi di senso comune, senza alcun filo conduttore. Roba che, se fosse fatta di proposito, arriverebbe a queste vette. Altrettanta confusione su cosa debba fare la legge, l'amministrazione, il giudice, i contribuenti o le aziende. Una comunità accademica, senza questa identità, senza la percezione del suo compito, finisce per trasformarsi rapidamente in una “fabbrica di mostri”, danneggiando le persone più  consapevoli del ruolo sociale della teoria,  che non sanno dove rivolgersi, scalfendo  appena chi utilizza la cattedra come uno strumento di relazioni sociali e professionali, mentre nel mezzo resta chi riesce a salvare se stesso, restando "normale", fa onestamente il consulente, ma senza poter fare molto per il gruppo nè per la società. Quest'ultima si agita nel più totale disorientamento, e giustamente gli autori di estrazione più svariata si avventurano nello spiegare le ragioni del malessere tributario. Nel complesso, quindi , ius 12 ha fallito nel compito che la società gli aveva affidato, ed è anzi diventato controproducente, con la sua folle idea di mettere al bando le valutazioni, di far prescrivere tutto dalla legislazione, ridotta ad un feticcio, e di cui non si riesce neppure a capire il ruolo: tutte le colpe sono del legislatore, tutte le speranze sono nel legislatore: perchè, al di là della legislazione, manca una identità, salvo quella di proclamarsi come gli unici interpreti ufficiali della "legislazione fiscale".

Verrebbe da dire "si salvi chi può". Certo, bisogna prima di tutto mettere al riparo il nostro studio della tassazione da questa confusione, e poi casomai collegarlo con alcune altre tra le discipline che ruotano attorno alla fiscalità, a cominciare da scienza delle finanze e diritto amministrativo. La tassazione aziendale resiste, come un povero piccolo zombi, un nosferatu fiscale, perchè non ha alternative. Diritto tributario accademico è morto nella culla. Occorre prenderne atto e collocare diversamente le nostre riflessioni sulla tassazione. Non è un "si salvi chi può", ma un appello "a chi può" di far qualcosa per salvare le spiegazioni della tassazione in questo paese, cioè la possibilità di capire le cause di un malessere, evitando al tempo stesso gli asfittici tecnicismi e le divagazioni generiche su stato e mercato, che non spettano a noi.

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