Affari di famiglia, ovvero aziende che non si spersonalizzano e tasse

L'Italia dovrebbe essere la settima o l'ottava economia industrializzata mondiale (anche se coi cinesi e gli indiani in arrivo perderemo qualche punto..), quindi in proporzione al PIL dovremmo avere parecchie presenze nell'elenco dei primi 500 gruppi di società mondiali della rivista forbes copiato e allegato con ulteriori appunti. Eppure le presenze italiane nella lista sono solo nove, cioè Eni, Enel, Poste Italiane, Fiat, Finmeccanica, Intesa, unicredit, generali e Premafin (fondiaria Sai).Io ho inserito nell'elenco anche alcune società italiane a me note per le grandi dimensioni, e sono tutte sotto le prime cinquecento, da mediaset, a benetton, a luxottica, a ferrero, .....In effetti stiamo diventando un paese di nani industriali nella competizione globale...Le società della lista sono banche, ex monopolisti come telecom in procinto di essere fagocitata dagli spagnoli, tra le ex IRI finmeccanica resta, ma l'Alitalia se n'è andata, i cantieri navali addio, la grande distribuzione italiana è svaporata (ve le ricordate standa e Upim?), l'elettronica addio, Olivetti va bè, ve la ricordate, la chimica di Ursini e Rovelli, le acciaierie Falck, Rex zanussi, se la sono presa gli svedesi di electrolux, che fattura "solo" 20 miliardi di euro, cioè quattro volte la nostra indesit-merloni...E i prodotti per la casa? Ve la ricordate Mira Lanza, l'olandesina e Sole, il sapone sigillato? Come si chiama l'ape che fa il cioccolato? l'APErugina....è finita anche lei nella Nestlè, che fattura 75 miliardi di Euro contro i nostri 4 della Barilla e della parmalat, le più grosse alimentari residue, visto che ferrero fa dolciumi, e che a forza di pubblicità, ambrogio e di contesse sta a sei miliardi; Cremonini sta sui due miliardi e mezzo. Le farmaceutiche guardatele lì sotto...La Farmitalia Carlo Erba, fu venduta da Gardini a una svedese che era più piccola di lei, la più grande come fatturato è di una famiglia che, secondo quanto dicono i giornali, si rifaceva abbondantemente nell'ombra, delle rettifiche per "evasione interpretativa"... Se la farmaceutica è questa, la chimica è scomparsa, e l'incapacità di "fare il salto" ..ha portato alla disgregazione della montedison, anche per una sciagurata zampata di un neocapitalismo familiare, dove fare carriera dipendeva parecchio dal rapporto con le figlie del padrone. Chissà se qualcuno conosce LyondellBasell, gruppo chimico con 30 miliardi circa di dollari di fatturato...mentre la Bayer li fa di euro...e sempre in Euro Basf ne fa 50 circa...dow chemical fa 45 miliardi di dollari.

Vagando su internet e leggendo i giornali si scoprono realtà importanti, serie, punte di diamante delle aziende italiane, ma tuttavia sempre in mano a una famiglia, come Saras (Moratti), Erg, nel petrolifero, Mapei nell'edilizia, con un fatturato consolidato mondiale di 1,3 miliardi, Perfetti nei dolciumi sempre con meno di due miliardi (piccola ferrero, di cui è anche concorrente), Marazzi (ceramiche) sfiora il miliardo, Campari anche. Nell'acciaio, Riva è crescita a 11 miliardi dopo l'acquisizione della siderurgia di stato, e marcegaglia viaggia attorno a 4 miliardi. ArcelorMittal e Thyssen viaggiano attorno a 40 /50 miliardi; il primo gruppo mondiale del vetro, che si è mangiato la nostra "avir" (di cui vedevo sempre lo stabilimento ad aprilia andando al mare..), fattura solo 7 miliardi di dollari. La nanetta dei trattori AGCO (Massey Ferguson, stabilmente chiuso ad aprilia) si fa 8 miliardi di dollari circa, la komatsu giapponese 18 miliardi di euro, e la caterpillar 40 miliardi di dollari.

La pirelli gomme fa poco più di tre miliardi di euro, e la goodyear 16 anche se di dollari, mentre bridgestone fa 24 miliardi di euro, Michelin 16 mld euro, continental 25,.pirelli sarà pure la quinta fabbrica del mondo di pneumatici, ma tra la quarta e la quinta c'è un abisso!!!. Con le banche e le assicurazioni stiamo un pò meglio, perchè traggono alimento da un tessuto economico ancora vitale di capitalismo familiare. Ma non si può certo vivere di assicurazioni e di finanza. Comunque axa ha un fatturato di 97 miliardi di euro, gli svizzerotti di Zurigo 35 in dollari, allianz (con dentro la nostra RAS, lloyd adriatico) è sulla stessa lunghezza d'onda...ma generali non si fa distanziare tanto e viaggia sui 70, però ha dentro anche INA (che era grosso) alleanza e toro, ...fondiaria sai decorosi 12 miliardi, poi c'è unipol attorno ad otto, con il suo collante politico, cattolica assicurazioni, cooperativa di colore diverso,  viaggia sui 4,4, reale mutua 1,7 . Se andate a vedere dietro alle mille sigle delle assicurazioni....quasi tutte appartengono a uno di questi gruppi!!!  Come trend mondiale, sembra che le aziende siano sempre di meno e sempre più grandi, e forse sempre più fragili alla burocratizzazione....come se stato e mercato si stessero avvicinando...stiamo forse andando verso una convergenza dell'organizzazione pubblica e della organizzazione privata della convivenza sociale??

Bisognerebbe leggere Luciano Gallino, La scomparsa dell'Italia industriale, Einaudi, 2003, per capire che siamo un paese di geniali imprenditori, che non sono riusciti a far nascere delle aziende autonome rispetto a loro..genitori troppo invadenti che non sono riusciti a rendere autonomi i propri figli. Forse perchè siamo fondamentalmente egocentrici...Precisando quanto scrive Gallino, è scomparsa una italia industriale che non ha saputo evolversi verso le grandi dimensioni spersonalizzate. C'era anche l'ostacolo di  un ambiente culturale  tardo umanistico, che che conosce le persone più che le aziende, che quindi le  personifica, senza capire che esse sono una forma di gestione della convivenza sociale. In questo modo si tengono esposte le aziende agli entusiasmi dei padroni. La managerializzazione piena non è decollata e i manager coesistono sempre con un "padrone". Anche per questo i "giovani imprenditori" sono i figli dei vecchi...il che blocca per altri versi la mobilità sociale, perchè fa differenza avere il nome in ditta oppure no, e magari sposarsi il figlio o la figlia del padrone...magari nella grande multinazionale sono tutti ad armi pari ai blocchi di partenza, e la fortuna, la ruffianeria, ma anche l'impegno e le capacità decideranno...mentre qui c'è chi parte giustamente con alcuni chilometri di vantaggio, per restarne poi disorientato. Ereditare una azienda non è come rapinare una banca, anzi, però la ricchezza non guadagnata da noi rischia sempre di portare alla dissociazione mentale,  non in sè, ma perchè ci toglie una ragione di vita, un motivo di impegno, di concentrazione....

Non dico che ciò sia bene o male, ma è il vero "dato" empirico, uno di quelli  da cui gli studiosi delle scienze sociali devono partire (altro che il "dato normativo", se le scienze fisiche studiano il dato materiale,  noi quello sociale, dai punti di vista giuridici, economici, etc..). ..per cercare di valorizzarlo al meglio, di assecondarne le evoluzioni costruttive, di ostacolarne le degenerazioni. Ne dovremo riparlare, in un convegno sul passaggio generazionale, ma vediamone ora alcuni riflessi fiscali. L'ipotesi di lavoro, dopo aver liquidato l'equivoco degli "autonomi impresa",  è che la struttura industriale italiana sia basata su un numero elevato di aziende relativamente piccole rispetto ai competitor internazionali. Forse perchè siamo tutti un pò individualisti. Forse perchè siamo un paese di mamme e di papà, più che di uomini di azienda. Perchè la nostra società è economicamente analfabeta ed è lacerata da equivoci sull'azienda "cattiva", che "mira al profitto", ed è tollerata solo se "dietro c'è una famiglia"...forse perchè è più facile ottenere un perdono che un permesso, forse perchè siamo il paese delle mille leggi temperate da una pressochè generale inosservanza...

In Italia l'azienda come gruppo sociale, la corporate governance spersonalizzata, non decolla. Le nostre grandi aziende di famiglia sono comunque dei giganti per i quali non è verosimile parlare di ricchezza nascosta dall'imprenditore. Anche perchè ormai a quei livelli non ce n'è bisogno. Tuttavia sono la punta di diamante di un sistema paese basato su alcune centinaia di migliaia di aziende a proprietà familiare, anche se non certo a conduzione familiare.

Questo mancato passaggio dal capitalismo familiare al capitalismo manageriale ha un riflesso importante su quanto dico ai paragrafi 3.7 e 3.8 del volume Tassazione aziendale in cerca di identità. Il problema della tassazione aziendale all'Italiana non sono gli autonomi e le aziende a gestione familiare, ma quelle "a proprietà familiare". Dove spesso è facile far passare un pò di ricchezza sopra all'azienda...e dove chi non lo fa non lo fa perchè non ne sente il bisogno, non perchè è scoraggiato dai possibili controlli del fisco. Il quale è anch'esso vittima del legalismo e del contabilismo, di un clima non sereno, e che quindi si sofferma, come sostengo sempre, sul regime giuridico di vicende palesi, in cui possa giustificare ogni rettifica in base a una certa norma. Perchè l'evasione interpretativa si giustifica "perchè ce lo dice qualcuno", mentre la ricchezza nascosta bisogna provarla "perchè lo valuta il funzionario"...E' un'altra causa dell'inferno della ricchezza palese, che terrorizza le società straniere che si impiantano in Italia, e che è una delle cause della mancata crescita delle nostre imprese. Il capitalismo familiare è in declino, le aziende devono crescere, e l'Italia si sta avviando a un declino fatto di aziende medio piccole, padroncini, municipalizzate e parastatali. Inefficienti e con rendita. Gasp...Italia Grecia, una faccia una razza!!!! Comunque i greci, se vedete su Wikipedia aziende greche stanno peggio di noi.,...Per ulteriori informazioni metto un link al sito della rivista forbes con le prima 2000 società del mondo, dove potete vederle anche paese per paese...e anche da lì si vede che siamo un capitalismo padronale, soffocato da una burocrazia asfissiante e al tempo stesso inefficiente...butta proprio male....Anche se le piccole dimensioni consentono nell'ombra parecchie rivincite. Insomma, il capitalismo non cresce, la società si feudalizza e si immobilizza, e la tassazione aziendale cannibalizza le aziende.

 

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